Non accenna a placarsi la polemica sollevata da Vasco Rossi dalle pagine del suo account Facebook. Dopo aver ribadito di non essere affetto da alcun tipo di tumore, il Blasco ha motivato la sua permanenza in clinica con l’infezione da stafilococco aureo, che il cantante definisce come il “batterio killer”. Fortunatamente nessuna analogia, se non di nome, con l’E.Coli protagonista dell’epidemia estiva in nord Europa.

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“Io non ho nessun tumore, sia chiaro. Ho un’infezione di un batterio killer, lo stafilococco aureo, e per debellarlo bisogna fare sei settimane di una cura antibiotica molto potente”.

Ma più che le condizioni di salute del musicista di Zocca, a sollevare un grande polverone sono state le parole diramate su Facebook qualche giorno fa, quando Vasco ha sottolineato come, in caso di cancro, si sottrarrebbe alle cure per recarsi al sole dei Caraibi. Una dichiarazione che ha sollevato proteste bipartisan, tra cui spiccano la risposta degli oncologi italiani e la richiesta del Codacons di chiudere la sua pagina sui social network.

La mobilitazione mediatica non ha tuttavia scosso il Blasco, il quale ha voluto ribadire le proprie posizioni e rilanciare un, seppur più flebile, contrattacco ai suoi detrattori:

“L’altro giorno, in un’intervista, ho dichiarato che se avessi avuto un tumore avrei preferito non curarmi, non dire niente a nessuno e partire per i mari del Sud. Io avrei fatto così. Non potete continuare a dirmi che io non posso dire, perché altrimenti sono un cattivo maestro. Io sono io, dico la mia opinione, o debbo star zitto perché altrimenti influenzo chi? Basta con queste stupidaggini. Con tutto il rispetto che ho per il professor Tirelli, io vorrei essere libero di scegliere quello che penso giusto scegliere per me. […] CONCLUDENDO: le mie, sono “PERSONALISSIME” opinioni e posizioni dovute alla particolarissima e straordinaria esperienza di vita che ho avuto! NON devono e non possono essere necessariamente condivise e neppure di esempio a qualcuno. Il mio è un caso particolare!

La querelle è scaturita perché, secondo gli oncologi, con le sue parole il musicista avrebbe potuto influenzare in negativo i numerosi fan al suo fianco: il fenomeno dell’emulazione avrebbe potuto mietere vittime tra giovani e meno giovani pazienti, entusiasmati di seguire le orme medicali del proprio idolo.

Oltre alle punzecchiature, c’è tuttavia spazio per la calma e la tenerezza. Nel descrivere i mesi di cura contro lo stafilococco aureo, infatti, il rocker ha voluto raccontare uno scorcio della sua vita in clinica. Il cantante pare abbia ricreato una sorta di studio all’interno dell’ospedale, con tanto di televisioni, computer e altre strumentazioni. Il motivo? Per sentirsi più a casa.

“Ho occupato una zona di una clinica privata nella quale faccio queste flebo e sto qua perché sto più comodo che a casa. In fondo ho fatto casa qui, ho portato le mie televisioni, le mie apparecchiature, ci sono i miei collaboratori che vengono qua, in pratica è come se fossi a casa. Questo per tranquillizzare tutti! Sono contento, sto bene, non sono malato perché non ho nessuna malattia. Devo semplicemente debellare un batterio che noi abbiamo dentro. Sapete che viviamo grazie a dei batteri che abbiamo dentro e che ci aiutano a vivere. Uno di questi batteri ogni tanto invece di lavorare a favore della vita comincia a cercare di uccidere la persona dentro cui è e comincia a distruggere tutto quello che c’è. Questo batterio è lo stafilococco aureo. Quando c’è un’abrasione, un abbassamento delle difese immunitarie del corpo, il batterio comincia ad assalire il corpo e tira a far fuori la persona dentro la quale è. A questo punto succede che bisogna far fuori il batterio, per farlo fuori ci vogliono degli antibiotici molto potenti e soprattutto per molto tempo. Ma alla fine, ripeto, sarà lui a morire, il batterio, non io!”.

Fonte: Il Secolo XIX