La Corte suprema degli Stati Uniti ha deciso che non ci sarà nessuna sospensione della condanna a morte di Teresa Lewis. La donna sarà quindi giustiziata domani, 23 settembre, nonostante i dubbi sul suo ritardo mentale, le proteste di attivisti e persino del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.

Teresa Lewis, da 7 anni in prigione, è accusata di aver ideato l’omicidio del marito e del figliastro per intascare il premio dell’assicurazione. Gli omicidi sono stati materialmente compiuti dall’amante di lei, suicidatosi in carcere, e da un complice, entrambi condannati a morte.

Ma i dubbi sono ancora forti riguardo alla presunta responsabilità di Teresa, soprattutto riguardo al fatto che ha un quoziente intellettivo molto sotto la media, ed è quindi facilmente manipolabile.

Ma la Corte Suprema ha stabilito oggi che non ci sarà nessuna sospensione della pena capitale. Solo due giudici su 9, Ruth Bader Ginsburg e Sonia Sotomayor, entrambe donne, hanno votato a favore di Teresa. Il governatore della Virginia, repubblicano, intanto ha rifiutato di fermare l’esecuzione perché non ci sarebbero prove del ritardo mentale della donna.

Nel frattempo anche il presidente iraniano Ahmadinejad si è fatto sentire sul caso, dicendo che gli Stati Uniti, che si sono sollevati contro l’esecuzione di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, non hanno mosso un dito verso Teresa Lewis, secondo il classico schema di “due pesi, due misure”.

Nello stato della Virginia, l’ultima donna era stata giustiziata nel 1912, era una ragazzina di 17 anni. Mentre oggi negli Stati Uniti ci sono altre 53 donne che aspettano l’esecuzione.