New York è ufficialmente diventato il sesto stato americano dove il matrimonio omosessuale è consentito per legge. Mentre l’Italia dormiva dall’altra parte dell’Oceano, il Senato locale USA approvava il Marriage Equality Act. Il provvedimento, fortemente voluto dal governatore Andrew Cuomo, riconosce alle coppie omosessuali il diritto di convolare a nozze nello stato di N.Y.

Approvato con 33 voti favorevoli e 29 contrari la normativa diventerà effettiva tra un mese esatto, e ad agosto sarà consentito già sposarsi. In USA per le coppie omosessuali è già possibile contrarre matrimonio in Massachusetts, Vermont, New Hampshire, Iowa e Connecticut, e District of Columbia dove ha sede Washington.

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Ma la città di New York possiede la comunità LGBT più popolosa e attiva di tutti gli USA. Al momento dell’approvazione migliaia di persone si sono riversate in stradaper esternare gioia e approvazione, oltre che sostegno nei confronti della normativa. Anche l’Empire State Building si è trasformato in un simbolo illuminandosi con i colori della bandiera arcobaleno.

La campagna elettorale dello stesso Presidente Barack Obama è da sempre incentrata sui diritti del mondo gay, e anche se non ha mai espresso un commento chiaro nei confronti del matrimonio la sua è un’opinione che ha inciso pesantemente. Oltre ad aver mostrato l’importanza della pari opportunità tra cittadini, a prescindere dall’orientamento sessuale, la sua apertura nei confronti di quelle che da sempre sono considerate minoranze è un passo importante. In particolare perché a compierlo è stato un uomo di colore cresciuto alle Hawaii da una coppia mista, in un continente dove ancora oggi la discriminazione è molto alta.

Di altro avviso il Vaticano e il suo portavoce a N.Y., l’arcivescovo cattolico Timothy Dolan, che si è dichiarato:

“Molto dispiaciuto e preoccupato perché questo passaggio da parte del Parlamento di una legge che altera radicalmente e per sempre la storica comprensione dell’umanità del matrimonio, ci lascia profondamente dispiaciuti e preoccupati”.

L’eco di questa memorabile svolta è giunto fino a noi e, mentre il Governo nicchia, il presidente nazionale di Arcigay Paolo Patanè si dichiara emozionato e felice per la novità.

“È un diritto pretendere quindi che il nostro parlamento affronti un dibattito alto, elevato, che non soffochi nella pochezza del livore, dei pregiudizi. Ricordiamoci che esiste una sentenza della Corte costituzionale, la 138 del 2010, che parifica i diritti delle coppie omosessuali conviventi con i diritti delle coppie eterosessuali coniugate. Il parlamento guardi a New York, al coraggio della democrazia. Chiediamo al parlamento italiano di stare in Europa, di avere coraggio e raccogliere questo esempio e trasformarlo in legge”.

L’argomento del matrimonio gay qui da noi è ancora tabù, si pensi alle difficoltà incontrate da Paola Concia per introdurre una legge che difenda i diritti degli omosessuali, drasticamente affossata dalla maggioranza. Ma i segnali del cambiamento filtrano comunque da ogni parte, proprio oggi ha avuto luogo a Milano il Gay Pride meneghino, il primo appoggiato dalla giunta comunale di {#Giuliano Pisapia}, dopo 20 anni di negazioni dalla politica.

E mentre in Europa si parla di una petizione per ufficializzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso, la Chiesa Valdese da tempo ne officia il rito.