La New York Fashion Week 2015 che ha presentato al pubblico d’oltreoceano, e non solo, le collezioni prêt-à-porter Autunno Inverno 2015-2016 si chiude in bellezza con tre fari della moda Usa come Ralph Lauren, Calvin Klein e Marc Jacobs.

La linea di Ralph Lauren è caratterizzata dai toni caldi della terra, con grande uso delle frange (un po’ ovunque tra borse, stivali e mantelle) e soprattutto della pelliccia, presente quasi in ogni uscita tra giacche, cappelli, maniche e manicotti.

Francisco Costa, invece, trasporta Calvin Klein di peso in un’atmosfera anni Sessanta, seguendo la tendenza revival che negli ultimi anni ha contagiato già Saint Laurent e Marc Jacobs. Venus in Furs dei The Velvet Underground in sottofondo la dice tutta, al resto pensano lustrini e abiti corti alla Swinging London, stivali al ginocchio e Mary Janes con tacco basso e zeppa.

Galleria di immagini: New York Fashion Week: gli abiti più belli

Ultimo in ordine cronologico a sfilare ma tra i primi per critiche positive Marc Jacobs. Il suo show, del resto, è stato fortemente ispirato dalla figura e dalla visione di Diana Vreeland, icona di stile e colonna portante di Harper’s Bazaar e Vogue (dal 1962 al 1972 fu redattrice capo di Vogue America), dunque non poteva che essere un successo. La collezione, accompagnata dalla straniante colonna sonora di Requiem for a Dream di Darren Aronofsky, ha sfilato sullo sfondo disegnato da Stefan Beckman e ispirato a un quadro di Jeremiah Goodman che si trovava nel salotto della Vreeland. Broccati metallici e stampe leopardate, visoni e stivali di vernice nera, abiti a colonna con volute di paillette, gonne a pieghe e sempre i guanti a inguainare le mani: l’eleganza e l’eccentricità del genio sono presenti.

Guardando alla Fashion Week appena terminata, non si può non annoverare tra i momenti da consegnare alla storia il debutto di Peter Copping per Oscar de la Renta. De la Renta e Copping avrebbero dovuto lavorare insieme a questa collezione, ma la morte di de la Renta, proprio pochi giorni dopo la nomina di Copping a suo successore lo scorso ottobre, lo ha impedito. Sono immensamente orgoglioso di essere stato scelto come direttore creativo di Oscar de la Renta, ha scritto Copping su dei bigliettini distribuiti sulle sedie che circondavano la passerella. Purtroppo le cose non sono andate secondo i nostri piani e non ho avuto la possibilità di lavorare con Oscar, cosa di cui mi rammarico profondamente.

Il nuovo direttore artistico di de la Renta, nonostante la pressione del compito, si può considerare promosso, forse grazie anche alla conoscenza dei codici femminili patrimonio comune di Oscar de la Renta quanto della precedente maison di Copping, Nina Ricci. Una collezione elegante e insieme giovane, con un particolare senso del colore tra il blu notte e il viola, tra il verde chartreuse e il bordeaux.

Dedicata all’America più popolare la collezione di Tommy Hilfiger, che dà il via ai festeggiamenti per il 30° anniversario del brand e si lascia ispirare dal football americano e da Love Story: volevo sposare lo sport con il lusso, ha detto Hilfiger nel suo showroom prima della presentazione. Le modelle, dai profili simili a quello anni Settanta di Ali MacGraw, protagonista di Love Story, sfilano al Park Avenue Armory, trasformato per l’occasione in uno stadio di football. Divise sportive dal sapore vintage, romantici tessuti plaid e scarpe da football in pizzo sono la perfetta sintesi dell’idea che c’è dietro la linea.

Jason Wu, dopo aver sfilato con il suo marchio, si dedica a consolidare la sua visione di Hugo Boss: la donna prende spunto dalle linee classiche del guardaroba maschile, tipiche dell’identità del marchio, in una sintesi stilistica uomo-donna che coniuga ergonomia ed organicità con precisione geometrica. Forti i contrasti di colori ricercati: antracite, nero, vaniglia, vermiglio intenso si intrecciano nei tweed a disegno macro.