Amnesty International ha diffuso a luglio un rapporto sulle conseguenze che produce in Nigaragua il divieto assoluto di abortire, introdotto nel 2006 e mai annullato. Lo studio mette in luce i pericoli a cui sono sottoposte quotidianamente le donne e le ragazze, a cui viene negato ogni tipo di supporto medico e psicologico.

Ogni tipo di soccorso clinico di questo tipo è di fatto vietato, aumentando così le cifre della mortalità femminile durante la gravidanza o per aborti clandestini. Il divieto legislativo ha introdotto sanzioni penali per medici e infermiere che volessero intervenire in aiuto di donne o ragazze malate di cancro o malaria, che abbiano contratto il virus dell’HIV/Aids o abbiano una crisi cardiaca, nel caso queste cure risultino controindicate in gravidanza e possano causare danni o la morte del feto. In caso di violenza sessuale le vittime sono costrette a portare avanti la gestazione.

Solo nel 2010 le donne morte durante la gravidanza sono state 33, ma Amnesty sostiene che il numero dei decessi sia del tutto fittizio in quanto lo stesso governo ha riconosciuto di aver sottostimato il quantitativo dei decessi di questo tipo.

La condizione femminile in Nicaragua è molto complessa, le statistiche degli ultimi tempi hanno evidenziato una crescita esponenziale delle violenze domestiche, che molto spesso porta ad abusi e omicidi. Il 21% della popolazione femminile sotto i 15 anni ha subito violenze, il 19% sopra i 19 anni, specialmente nelle zone più povere, non ha accesso all’istruzione e vive già la condizione di madre. Il loro ruolo all’interno della famiglia è marginale, ogni tipo di diritto viene negato e solitamente mangiano per ultime gli avanzi della cena.

Amnesty, tramite un appello al Presidente Ortega, chiede alle autorità di ritirare il divieto di aborto, garantendo servizi sanitari, maggiori diritti e cure specialistiche adeguate per tutte le donne.