Nicole Minetti rinfocola la polemica sul suo ruolo politico con le sue dichiarazioni a Domenica Live, intervistata da Alessio Vinci. Il nodo non è da poco: la consigliera della Regione Lombardia è imputata nel Rubygate e l’accusa è di concussione, considerato il crimine massimo per chi si occupa della cosa pubblica.

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Nicole Minetti si è lasciata andare a dichiarazioni decisamente infelici, come quella secondo cui la politica dovrebbe riflettere la società e quindi non debba essere guidata sempre da persone preparatissime. Una dichiarazione impopolare, in un periodo difficile come quello che sta affrontando l’Italia, che necessita invece di gente molto preparata che la guidi e la faccia uscire da un tunnel buio, non solo dal punto di vista economico, in cui si trova ormai da tempo.

Forte di una legge elettorale che ha di fatto cancellato la vera volontà popolare, privilegiando invece chi fa carriera all’interno di un qualsiasi partito, Nicole Minetti ha raccontato che milita in politica da quando era giovanissima e che guadagna 8.500 euro al mese, ma ce la farebbe con la metà. E pensare che molti italiani, anche con una famiglia numerosa, questa metà nemmeno la vedono.

Nicole Minetti si è poi concentrata sull’argomento spinoso di possibili dimissioni. L’essere imputata in un processo molto importante, e non solo dal punto di vista mediatico, a suo avviso non è qualcosa di sufficientemente grave, per cui dovrebbe essere Angelino Alfano in persona a chiedere le sue dimissioni. Secondo la consigliera, infatti, lei non ha commesso nulla di male: l’unica ragione per cui questa frase può essere accolta con il beneficio del dubbio è il fatto che vi sia un processo in corso, per cui la giustizia dice che sono tutti innocenti finché non viene attestata la loro colpevolezza. Questi i pensieri della Minetti palesati in TV:

«Non nego che le dimissioni siano una cosa a cui penso, se ci sono motivazioni valide. Se Angelino Alfano lo chiederà a me personalmente, sarebbe una cosa di cui si può parlare. Ricevo tante telefonate di persone che vogliono sapere se mi dimetto, ma non dai diretti interessati. Io non ho ricevuto richieste vis à vis di dimettermi. Alfano ha risposto a una domanda in televisione, non argomentando peraltro la risposta. Nel momento in cui mi venisse chiesto un passo indietro. Da una parte mi chiedo: perché dovrei dimettermi? Che cosa ho fatto di male? Può anche essere che l’accanimento mediatico che c’è stato metta in difficoltà il mio partito.»

Fonte: Il Sole 24 Ore.