L’orario di lavoro degli insegnanti resta a 18 ore. La commissione Bilancio della Camera ha votato un emendamento del Governo, promosso dal Ministro Francesco Profumo, che ripristina l’orario tradizionale salvando comunque le coperture della spending review. Per il ministro dell’Istruzione una soluzione importante in un momento di grande difficoltà della forza lavoro nella scuola.

Per trovare i 157 milioni di euro chiesti dalla revisione della spesa e salvare le 18 ore settimanali lavorate dagli insegnanti, gli esperti del Tesoro hanno messo assieme di tutto un po’: la dismissione di un palazzo storico (l’immobile di piazzale Kennedy, a Roma, utilizzato come sede del ministero dell’Università prima dell’accorpamento con il ministero dell’Istruzione), tagli per i bandi dei fondi First e Trin, 30 milioni di tagli sul progetto Smart City nel centro nord, 47,5 milioni dal fondo per il miglioramento dell’offerta formativa e molte altre piccole voci.

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Il Ministro Profumo può così tamponare la protesta di studenti e docenti scesi in piazza in queste settimane:

«Sulla scuola è stata trovata una soluzione che a saldi invariati ci consente di non toccare i servizi agli studenti e gli orari dei docenti e che consente di porre le basi una nuova gestione della scuola e una maggiore attenzione per una scuola moderna.»

Aperta soddisfazione è giunta dalle parti coinvolte, come i sindacati, e anche dal PD, che tramite il suo segretario (e candidato alle primarie) Pierluigi Bersani aveva criticato molto questo taglio e fatto intendere che la Legge di Stabilità altrimenti non sarebbe mai passata col loro voto.

Evitato l’aumento d’orario, restano comunque sul tappeto tutti i problemi sollevati da tempo nel mondo della scuola, sottoposta a tagli molto pesanti negli anni scorsi e in preda a una vera crisi di parco docenti che il prossimo concorso nazionale non corregge più di tanto, essendo sostanzialmente fatto per stabilizzare un decimo dei precari.

E c’è chi pensa, addirittura, che in realtà il governo non abbia mai avuto la reale intenzione di aumentare l’orario degli insegnanti – molto difficile da mettere in pratica per ragioni organizzative – e che questo timore sia stato alimentato dai partiti per accreditarsi presso l’opinione pubblica.

Che sia stato concreto o meno, questo spauracchio ora non c’è più. l rappresentante del Governo in commissione, il sottosegretario Gianfranco Polillo, ha definito i termini della copertura: 181 milioni nel 2013, 192,9 milioni nel 2014, e 172 milioni nel 2015.

Resta però un peccato pensare che i palazzi, poi, non tornano più, e che eliminare fondi o parti di progetti dell’agenda digitale in nome delle 18 ore in aula è da paese, checché se ne dica, più preoccupato della conservazione che della programmazione.

Fonte: Ansa