Per il presidio No Tav della Maddalena, in Val di Susa, è stato un risveglio brusco e frettoloso. Annunciato da lanci di fuochi d’artificio e comunicazioni al megafono, i manifestati si sono radunati davanti ai tre punti di accesso alla valle. Protetti da caschetti da minatore o da caschi integrali, alle 4.30 del mattino hanno raccolto le forze per contrastare l’ennesima avanzata delle forze dell’ordine.

Un’azione militare che a suon di candelotti e manganelli ha sfondato i vari presidi, travolgendo i 600 manifestanti e la loro resistenza passiva. Un’azione che ha il sostegno del capo della Polizia, Antonio Manganelli:

Galleria di immagini: Battaglia No Tav in Val Di Susa

“Le donne e gli uomini delle forze di polizia sono chiamati a far rispettare disposizioni legittime e lo fanno, a prezzo di enormi sacrifici, non contro qualcuno ma per garantire i diritti di libertà di tutti, a partire da coloro che esprimono il loro legittimo dissenso nelle forme consentite dalla legge. La mia solidarietà, il mio affetto e la vicinanza come uomo e come capo va agli operatori delle forze di polizia che oggi, solo per aver fatto il proprio dovere, hanno riportato ferite e contusioni, e alle loro famiglie che ne condividono i sacrifici”.

Eppure l’azione militare, supportata da ruspe e lacrimogeni, ha prodotto svariati feriti tra i manifestati No Tav che inermi sono stati costretti ad abbandonare il presidio. La protesta si è spostata a Torino; grazie a un passaparola veloce molti abitanti della Val di Susa, sindacati autonomi e studenti si sono radunati per protestare contro l’avvio coercitivo dei lavori.

La diatriba legata alla Tav dura da anni, in particolare la zona della Val di Susa è diventata luogo di scontro tra lo Stato e i suoi cittadini. Eppure, come sottolinea Luca Mercalli in un articolo su Il Fatto Quotidiano, il progetto Tav è del tutto superfluo, neppure la Francia ne è interessata. Nasce più che altro dalla necessità speculativa di aziende e faccendieri impegnati a devastare una valle per costruire una galleria ferroviaria lunga 70 chilometri che andrebbe ad affiancare, non a sostituire, il già poco utilizzato tunnel del Frejus.

La galleria della Tav rientra nella categoria Grandi Opere che un tempo erano necessarie per aumentare la comunicazione con l’Europa, ma che ora risultano del tutto inutili. Gli scambi con la Francia e con il resto dell’Europa e del mondo avvengono già da tempo, senza problemi di import ed export. La realizzazione di 70 chilometri di galleria risulterebbe devastantedal punto di vista ambientale, oltre a produrre anni di lavori che bloccherebbero la vita della Valle e del traffico stesso. Una galleria così lunga lascia perplessi anche i Vigili de Fuoco che, come accaduto nel tunnel del Frejus, avrebbero pochissimo margine di azione in caso di incendio.

Il vero scopo secondo alcuni sarebbe quello di guadagnare direttamente dalla costruzione della galleria< appaltando lavori a società non ben tracciabili, spartendosi le commissioni e i guadagni. Un progetto che servirà solo a chi costruisce ed edifica, perché, come sottolineato anche dal professor Enrico Colombatto, ordinario di Politica economica dell’Ateneo di Torino:

“Tutti i dati confermano come a livello nazionale il traffico transfrontaliero sia cresciuto in misura infinitesimale e perlopiù in direzioni diverse dall’asse Lione-Kiev. Così come pensare di trasferire completamente su rotaia ciò che attualmente circola su gomma è pura velleità. Questo disimpegno da parte di soggetti che per loro natura sono mossi dalla logica del profitto è di per sé un segnale che dovrebbe allarmare sulla reale convenienza economica di questo progetto.”

Un progetto che vuole fortemente anche lo Stato e per questo motivo, è apparsa da poco la notizia di un progetto Tav con costi ridimensionati in modo da ottenere l’ok di Tremonti e delle Fs. Una strategia per tenere aperti i rubinetti dei finanziamenti che, in corso d’opera, verranno come sempre triplicati su richiesta dei costruttori.

Contro tutto questo dicono no da tempo i comitati No Tav, composti da persone comuni, uomini, donne, bambini, anziani, famiglie e non facinorosi come sono stati spesso dipinti. Chi ha potuto vivere con loro, in trincea, l’opposizione pacifica che mettono in atto da tempo sa che sciogliere i presidi con la forza della polizia non smorzerà i loro propositi. I comitati sono pronti per la prossima mossa nel nome della salvezza della Valle.