Sono scese in strada, davanti al Senato della Repubblica, per protestare contro lo scippo economico perpetrato dalla manovra di Governo. I soldi risparmiati, in cambio dell’equiparazione tra età pensionabile maschile e femminile nel pubblico impiego, dovevano essere investiti in misure del welfare. Ben 4 miliardi di euro che appartengono al lavoro femminile, ma che sono stati impropriamente indirizzati ad altri scopi.

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A sostenerlo molte esponenti del mondo politico femminile, tra queste il Vice Presidente del Senato Emma Bonino, Anna Finocchiaro, Rosy Bindi, Rita Ghedini, Susanna Camusso, l’Associazione Pari o Disparè, le senatrici Poretti, Adamo, molte altre esponenti della politica e donne comuni. Tutte davanti al Senato sotto lo slogan “Non Farti Scippare il Futuro”, per protestare contro la scelta misogina a discapito del lavoro femminile.

L’iniziativa è stata anticipata da un flashmob, durante il quale tutte le partecipanti all’evento hanno simbolicamente accatastate per terra diverse borse femminili come protesta per lo scippo subito. Alla quale è seguita una manifestazione e una conferenza stampa al Senato.

Cristina Molinari, dell’Associazione Pari e Disparè, ha promosso un appello:

“Affinché questi fondi vengano ristabiliti e sorretti da un piano, possibilmente legittimo e trasparente, in modo tale che vengono poi convogliati alla costruzione di infrastrutture e di riconciliazione in modo da agevolare lo sviluppo della occupazione femminile. Questi soldi sono a tutti gli effetti delle donne italiane. Sono, infatti, i fondi derivanti dall’equiparazione dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego che il governo, con un precedente provvedimento, si era impegnato a investire per invertire la rotta su occupazione femminile e servizi “.

Con questa mossa il Governo, di fatto, azzera l’importanza del ruolo delle donne all’interno del lavoro, l’apporto importante che ha contribuito alla crescita e alla modernizzazione dello Stato anche durante la crisi.

Il taglio sconsiderato è un affronto di prevaricazione, che non tiene conto delle esigenze delle donne riducendo i servizi indispensabili alla crescita dell’occupazione femminile. Il fondo sottratto, risultato di anni di fatica e risparmi e progetti mirati, sminuisce anche il lavoro e il ruolo di quelle donne che all’interno del Parlamento si sono battute per garantire la pari opportunità.

In una condizione di crisi persistente questa manovra, aspramente criticata, non aiuta la crescita della nazione ma ne conclama la paralisi. In un’economia, come quella italiana, che si basa in particolare sul lavoro delle donne impiegate in numero maggiore rispetto ai compagni uomini. Il prossimo appuntamento della protesta sarà sabato 9 e domenica 10 luglio a Siena.

Di seguito un video dell’evento:

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