Quando si mette a repentaglio uno dei luoghi più amati della Rete, è normale che sorgano le più svariate proteste. Ma quando il protagonista di quella che viene considerata una vera e propria censura è nientemeno che il cantante Vasco Rossi, il Web si scatena con accesa aggressività. È quello che sta succedendo sui social network dopo l’annuncio della chiusura di Nonciclopedia, il sito satirico che bonariamente scherza su personaggi del mondo dello spettacolo ed eventi di attualità.

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Ai legali del Blasco non è piaciuta la pagina “nonciclopedica” sul rocker, e così hanno intentato una causa che è sfociata in accertamenti da parte della polizia postale, costringendo gli amministratori del sito alla sospensione del servizio. A giudicare dai commenti al fulmicotone su Twitter e sulla pagina ufficiale Facebook di Vasco, gli utenti non sembrano aver reagito bene alla notizia, compresi anche un gran numero di fan.

Così, sul microblogging più famoso della Rete diventa trending topic l’hashtag #vascom**da, con commenti tra l’ironico e il funesto indirizzati al musicista che, dismessi i panni di rockstar, si è dedicato con qualche intoppo al mondo dei social network. E la protesta rischia di assumere dimensioni bibliche, perché si sta affermando tra i trend più dibattuti sulla classifica mondiale di Twitter, superando anche la concitazione statunitense sulla sentenza odierna di Amanda Knox.

Dai commenti più seri che fanno riferimento a supposte scarse capacità di marketing dello staff del cantante, inimicarsi la Rete non è infatti il massimo a livello pubblicitario, ad altri che associano la questione alle défaillance di Red Ronnie durante la candidatura di Letizia Moratti alle ultime elezioni meneghine, passando per veri e propri insulti: per i netizen non ci sono dubbi, il Blasco ha preso una cantonata.

Non va meglio sulla pagina ufficiale di Facebook, tanto che, nel momento in cui si scrive questo articolo, la bacheca risulta chiusa a commenti spontanei, mentre rimane libera la possibilità di commentare gli interventi dello stesso Vasco. Una misura resasi necessaria per gli insulti profusi apparsi questa mattina sul social network, che tuttavia non ha fermato gli utenti dal manifestare il loro disappunto: gli interventi si sono infatti spostati dalla libera bacheca all’ultimo video pubblicato, con ben oltre 8.000 commenti. Inutili i tentativi dei fan della prima ora di difendere il proprio beniamino, perché l’entità degli indignati virtuali ha superato di gran lunga altri casi simili, come quello delle proteste dei precari contro Renato Brunetta.

Nel frattempo, sempre su Facebook è sorta la pagina “Salviamo Nonciclopedia“: in poco meno di un paio di ore, sono già 17.000 i “Mi Piace” raccolti e il numero rischia di aumentare vertiginosamente nelle prossime ore. Puntuale la risposta dello stesso staff del cantante che, per mano della portavoce Tania Sachs, ha voluto esporre la propria versione dei fatti.

«A proposito di Nonciclopedia, prima di tutto fatti e non solo parole: più di un anno fa, nel febbraio 2010, abbiamo sporto querela per diffamazione nei confronti del sito Nonciclopedia che degli insulti contro Vasco Rossi aveva fatto la sua bandiera. Insulti quotidiani e gratuiti, insulti a tempo perso e senza alcun motivo. A un anno e mezzo circa dalla denuncia per diffamazione il magistrato in questi giorni ha riscontrato che gli elementi di reato per diffamazione esistono tutti e lo ha comunicato alle parti. In seguito alla comunicazione del magistrato, gli amministratori di quel sito hanno deciso autonomamente di chiudere il sito perché si sono evidentemente accorti di essere nel torto. Vasco non ha mai chiesto la chiusura del sito, ha molto semplicemente chiesto al suo avvocato di difenderlo in sede giudiziaria dalla diffamazione, persistente. È evidente che non sono vittime, ed è un giudice a decidere che sussiste il reato per diffamazione, cosa ben diversa dal definirsi un sito di satira. Attenzione a pubblicare notizie solo unilaterali, chi si occupa di web sa bene che è molto difficile far chiudere un sito, se non addirittura impossibile. Difendersi dagli insulti che piovono in maniera gratuita e non si sa per quale motivo, non è solo lecito, È DOVEROSO: libertà di stampa non è libertà di offendere.

Tania Sachs»

Non è ben chiaro da dove arrivi l’accusa alla libertà di stampa, considerato come Nonciclopedia non fosse una testata giornalistica, tuttavia rimane aperto l’interrogativo del perché un artista ironico come Vasco non abbia accettato la scherzosità del sito, così come tanti suoi colleghi hanno fatto nel corso degli anni.

Fonte: Twitter, Facebook di Vasco Rossi.