Sembra una brusca sterzata quella messa in atto dal nostro Governo nei confronti del nucleare, una scelta forse condizionata dai dati allarmati in arrivo dal Giappone e dalla recente contaminazione del latte e delle verdure nostrane.

Il Governo in carica tira i remi in barca e pone uno stop nei confronti dell’energia nucleare, abolendo di fatto il programma di realizzazione delle centrali e l’abrogazione di tutte le norme previste per la realizzazione degli impianti nucleari nel Paese. La stessa Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, si compiace della scelta anche se sostiene:

Galleria di immagini: Stop al nucleare

“La ricerca è indipendente dalla scelta del nostro Paese di entrare o meno nel nucleare. Del resto siamo un paese circondato da centrali nucleari. Il caso del Giappone ci ha imposto una riflessione sulle centrali, ma la ricerca deve andare avanti”.

A incalzarla il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che spinge verso le energie rinnovabili, riportando in vita il piano Delors per gli investimenti in energie alternative. Presente al Parlamento Europeo a Bruxelles ha sostenuto che ciò che è accaduto a Fukushima:

“Non si tratta solo un banale incidente tecnico, ma assume una dimensione assai rilevante in cifra storica e necessita di una riflessione economica e non solo. È stata fatta davvero una contabilità del nucleare? Sono stati contabilizzati i costi del decommissioning? Esiste il calcolo del rischio radioattivo? Sappiamo che i benefici ci sono e sono locali, ma i malefici sono generali.”

Mentre Pierluigi Bersani, segretario del Pd, si assume il merito di questa decisione scaturita da una forte opposizione, l’opinione pubblica, gli anti nuclearisti e i Verdi invitano all’attenzione massima.

La scelta governativa non è dettata dal buon senso ma è frutto di un strategia politica, in funzione delle prossime amministrative che vedono lo stesso governo sotto di molti punti di gradimento.

Il prossimo Referendum del 12 e 13 giugno contro il nucleare, potrebbe di fatto essere annullato se questa scelta governativa diventasse effettiva. Cosa accadrebbe? La normativa sposterebbe il problema di un anno, senza eliminarlo definitivamente, garantendo al Governo l’agio di riprendere in mano il discorso del nucleare senza la possibilità di aver espresso il proprio parere in merito attraverso il Referendum Nazionale.

Come sostiene Angelo Bonelli dei Verdi

“Lo stop non è per convinzione, ma per paura e necessità: paura di perdere le elezioni amministrative e di venire travolto dal referendum del 12 e 13 giugno che avrebbero portato anche alla completa abrogazione della legge sul legittimo impedimento.”

Dello stesso avviso Ferrante e Della Seta del Pd i quali sostengono che

“La procedura viene semplicemente sospesa sine die, in attesa forse di tempi migliori e sicuramente dopo avere aggirato l’ostacolo del referendum. Quella del governo non è altro che una legge truffa, ma considerando che tutti i maggior Paesi si avviano a uscire dall’energia atomica, questo trucchetto è il definitivo harakiri dei nuclearisti nostrani.”

Questa corsa all’abrogazione della legge renderebbe vano il referendum, impedendoci forse di esprimerci anche sulla scelta dell’acqua pubblica e sul legittimo impedimento.