“Poveri di diritti”: un titolo evocativo quello del IX rapporto della fondazione Zancan stilato per conto della Caritas, che analizza i cambiamenti sociali dal punto di vista degli ultimi.

La situazione in Italia è decisamente drammatica: nel 2010 8 milioni e 272 mila persone erano povere (13,8%), contro i 7 milioni e 810 mila del 2009 (13,1%). Secondo i dati Istat, aumenta anche il numero di famiglie in condizioni di povertà: si è passati da 2,657 milioni (10,8%) a 2,734 milioni (11%).

Famiglie che sono in difficoltà coi beni primari pur avendo gli elementi di base per essere considerati fuori dai confini della povertà classicamente intesa: sebbene possano contare su un’auto, un lavoro, una casa, non arrivano alla fine del mese e sono costrette a rivolgersi ad associazioni di volontari per compensare.

Sono i cosiddetti nuovi poveri, una realtà che ha prodotto l’incredibile aumento di richieste di aiuto, cresciuto dell’83,1% negli ultimi quattro anni, crescita che comporta un aumento della povertà in termini assoluti in Italia. I poveri nel Belpaese in tempo di crisi sono 8,3 milioni, di cui un quarto è rappresentato da giovani under 35.

Precariato e diritti negati, come la scarsa attenzione a chi perde il lavoro o alle famiglie, stringono in una morsa letale molte persone, e il fatalismo vince sulla ricerca di nuove opportunità. Non è un caso che la Caritas spenda molte più risorse nei sussidi, nelle richieste di prima necessità, anche abitativa, invece che nel sostegno socio-assistenziale e nel {#lavoro}.

Tutto il fenomeno della povertà coinvolge i nuclei famigliari, anche se le persone sole e gli immigrati pagano il prezzo più caro e rappresentano il 70% degli individui che si rivolgono ai centri.

Quali politiche adottare per l’emergenza? Caritas ne individua alcune:

«La prima strada da percorrere è quella di incrementare il rendimento della spesa sociale. La seconda è di recuperare i crediti di solidarietà (basati sull’erogazione di finanziamenti a favore di persone che si impegnano effettivamente in progetti di sviluppo locale) destinandoli in via prioritaria a occupazione di welfare a servizio dei poveri. (…) Ci sono due ulteriori fonti di risorse per generare lavoro di cura: riguardano i 17-18 miliardi di euro oggi destinati a indennità di accompagnamento e assegni al nucleo familiare. Potrebbero essere investiti in lavoro di servizio, garantendo ai beneficiari un rendimento ben superiore a quello attuale (il trasferimento economico gravato da oneri amministrativi), misurabile in termini di riduzione dei tassi di povertà, di isolamento sociale e disoccupazione

Fonte: Fondazione Emanuela Zancan