Attenzione all’obesità femminile: uno studio dell’University College di Londra ha dimostrato che esiste una forte correlazione tra mamma sovrappeso durante la gravidanza e abilità mentale del nascituro.

Sotto accusa, infatti, sarebbero non i chiletti di troppo (comuni a quasi tutte le gestanti) ma un eccesso di chili presente anche prima del concepimento. Questo studio sull’obesità durante la gravidanza, pubblicato dalla rivista medica Pediatrics, deve tuttavia ancora essere sperimentato per avere prove definitive della correlazione tra le due cose.

=> Scopri come anche la vitamina C sia indispensabile in gravidanza

Intanto, però, i ricercatori hanno reso noto che questo studio è stato effettuato attraverso l’esame dei dati di 20mila bambini britannici tra i 5 e i 7 anni i quali sono stati sottoposti a un test nazionale sulle loro capacità cognitive: in linea generale è emerso che i piccoli le cui mamme erano sovrappeso hanno ottenuto punteggi leggermente più bassi.

=> Scopri il decalogo dei pediatri per la salute dei bambini

I dati ottenuti sono stati scientificamente catalogati, dove è emerso che per ogni 20 chili in più la perdita del quoziente intellettivo del figlio è di 1,5 punti. Oltre a questo studio, se ne sono svolti altri 8 a livello internazionale, con risultati molto simili a quelli britannici.

Un altro studio ha poi riscontrato che i bambini nati da madri particolarmente obese hanno una quantità del 30% inferiore alla media di vitamina D, quella che concorre alla solidità delle ossa e dei muscoli. Da notare, che il livello di tale sostanza nelle madri fortemente sovrappeso e in quelle magre è sostanzialmente identico: ma mentre le seconde riescono a trasferirlo al bebè, le prime lo fanno in quantità minore. Così ha specificato esattamente Jami Josefson, ricercatrice della Northwestern University di Evanston, vicino Chicago.

«È probabile che la vitamina D sia come “sequestrata” dal grasso in eccesso e non venga trasferita al feto»

=> Scopri come troppo lavoro in piedi può danneggiare il feto

Secondo recenti studi, la carenza di questa sostanza provoca negli adulti un aumento delle malattie autoimmunitarie, delle infiammazioni e dell’obesità. Anche gli studiosi americani hanno però sottolineato di aver bisogno di più tempo per provare l’effettivo ruolo della vitamina D nella salute dei neonati.

«Di probabile c’è solo che le gestanti obese hanno bisogno di maggiori quantità di questa sostanza per poterla trasmettere in maggiori quantità ai propri feti».

La vitamina D si trova soprattutto nell’olio di fegato di merluzzo e nei pesci grassi come salmoni e aringhe. A seguire, il latte, il fegato e le verdure. Ma l’esposizione al sole è forse l’elemento più importante per assumere tale sostanza.