Un semplice test sulla saliva potrebbe indicare quali bambini, tra quelli che soffrono di obesità, sono a rischio di “fegato grasso”, una patologia che se trascurata può portare anche al tumore. A mettere a punto il sistema è l‘Ospedale Bambino Gesù di Roma, che ha già incaricato la Orga Bio Human di sviluppare il primo kit genetico in grado di identificare contemporaneamente le mutazioni presenti in 4 geni, fondamentali per lo sviluppo e la progressione della malattia nel soggetto pediatrico.

La steatosi epatica è una patologia che colpisce il 38% dei bambini obesi, in un quarto dei quali degenera in steatoepatite non alcolica. Da una ricerca di Valerio Nobili, responsabile dell’Unità di Malattie Epatico-Metaboliche dell’Ospedale, è emerso che oltre all’alimentazione scorretta alcuni fattori genetici sono alla base del rischio di sviluppare la malattia epatica.

Ricordiamo che il 6 dicembre è stato presentato a Roma “Bambini e adolescenti tra nutrizione e malnutrizione“, documento stilato dall’Unicef in collaborazione con l’Istat riguardante la nutrizione di bambini e adolescenti in Italia e nei Paesi in via di sviluppo. L’analisi è stata condotta prendendo in considerazione i dati registrati annualmente dall’Istat nell’ultimo decennio e relativi alla dieta di bambini e ragazzi compresi nella fascia d’età tra i 3 e i 17 anni.

E’ stato evidenziato che, sebbene i nutrizionisti considerino fondamentale il primo pasto della giornata, ben il 3,9% dei bambini tra i 3 e i 10 anni durante la colazione non assume né latte né cibo; la percentuale aumenta esponenzialmente nella fascia d’età successiva, dove ben un ragazzo su sei (cioè il 16,7%) effettua una colazione non adeguata all’apporto calorico necessario per affrontare l’inizio della giornata.

Patatine, noccioline, olive e altri prodotti poveri di nutrienti salutari sono ormai entrati nel regime alimentare dei più piccoli, facendo registrare un consumo giornaliero dell’11,4 % tra i bambini di 3-10 anni e del 17,4% tra gli adolescenti. Ancora: solamente il 12% di bambini e ragazzi consumano quattro o più porzioni giornaliere di frutta e verdura.

Osservando i risultati emersi è stato evidenziato come la componente culturale sia utile a comprendere i comportamentali alimentari dei bambini: infatti, secondo questo studio, più il titolo di studio conseguito dai genitori è elevato, più accurato risulta essere il regime nutrizionale dei bambini. La disponibilità economica familiare, invece, risulta essere decisiva solamente nel consumo di snack, dove le risorse economiche ottime o adeguate comportano una riduzione di consumatori dal 15,6% (registrato nelle famiglie a reddito scarso e insufficiente) al 13%.

L’analisi prosegue quindi con una panoramica sul territorio nazionale, dove vengono elencati una serie di dati relativi alla diffusione dell’obesità: in Italia, la “silente epidemia globale” (come l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la costante diffusione dell’obesità a livello planetario) è più diffusa, nei bambini e nei ragazzi, tra i maschi (30,1% contro il 23,6% delle femmine), tra coloro che vivono al Sud (34,6% rispetto al 22,7 del Nord-Ovest, al 21,1% del Nord-Est, al 24,6% del Centro e al 31,1% delle isole) e tra chi svolge poca attività fisico-motoria.

A livello globale oggi, rispetto a due decenni fa, ci sono il 54% in più di bambini in sovrappeso e il 35% in meno di bambini cronicamente malnutriti (rachitici), anche se non bisogna dimenticare che la malnutrizione continua a causare ogni anno la morte di oltre 3 milioni di bambini sotto i 5 anni, vale a dire il 45% di tutte le morti infantili nel mondo.