Oblivion, l’ultimo blockbuster-movie di Joseph Kosinski con un Tom Cruise ancora perfetto a 51 anni nella parte dell’ennesimo eroe della sua ormai lunga carriera, è una pellicola di fantascienza non fracassona ma bensì tendente alle introspezioni personali su se stessi e sul destino di questa meravigliosa sfera roteante nello spazio, sulla quale abbiamo avuto in sorte di trascorrere la nostra esistenza.

La frase-feticcio di Jack Harper (il nome del protagonista) “Si può avere nostalgia di un luogo dove non sei mai stato? Piangere un tempo mai vissuto?” aleggia durante tutto il film, soprattutto durante la prima parte, decisamente e volutamente lenta e quasi vuota di “avvenimenti” (il regista non teme l’horror vacui che spesso perseguita registi meno smaliziati).

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Questo eroe suo malgrado vede improvvisamente la sua vita che procede senza apparenti scosse, per quanto possibile in un pianeta martoriato e che dovrà presto essere abbandonato per una nuova “casa” costruita su Titano, sconvolta dall’irrompere di una bellissima viaggiatrice spaziale (una splendida Olga Kurylenko) che scopre poi essere… Non vogliamo rovinarvi la sorpresa e ce ne sono varie, naturalmente, di sorprese che stravolgono tutto il mondo di Jack, insieme all’entrata in scena dei (presunti) terribili alieni scavengers.

Menzione speciale per l’ottimo Morgan Freeman, che è come il vino: invecchiando, migliora.

Eccezionali gli esterni su una Islanda che con i suoi panorami immensamente vuoti si rivela perfetta per ritrarre una Terra post-apocalittica.

Assolutamente godibili le innumerevoli grandi e piccole “invenzioni” disseminate lungo tutta la pellicola: il piccolo angolo di paradiso personale con la casupola di legno sulla riva di un laghetto è davvero impagabile e anche la piccola americanata dei lanci a canestro è perfetta per riportare ad una dimensione umana l’eroe che è destinato a salvare il Pianeta e il suo destino.

Il finale (che dovrete scoprire da soli) ci porta con un gusto quasi amaro a difficili considerazioni sulla nostra percezione della nostra insostituibile “unicità”: ma davvero ognuno di noi è un accadimento unico ed irripetibile nella storia dell’Universo?

Solitamente, così ci piace credere e pensare, perché questo è consolatorio per la nostra inesauribile sete di eternità e l’essere unico e non replicabile è ciò che più si avvicina a quell’idea di immanenza che tanto ci attira.

Anche se la piccola conversazione minimalista che ascoltiamo presso la riva dell’ameno laghetto ci riporta alla nostra piccola dolce-amara mortalità.

Alla domanda, insomma, se valga la pena mettere in gioco tutto per la salvezza di questo Pianeta di cui noi facciamo parte, la risposta che il film ci consegna, è: sì.

TRAILER INTERNAZIONALE

PRIMO TRAILER ITALIANO

INTERVISTA A TOM CRUISE

INTERVISTA A OLGA KURYLENKO

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DIETRO LE QUINTE

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