Quando si riceve finalmente un’offerta di lavoro degna di tale nome, viene spontaneo mettere da parte qualsiasi remora e accettarla subito, specialmente con i chiari di luna del periodo. Però occorre non farsi travolgere dall’entusiasmo, prendendosi qualche giorno, o almeno qualche ora, per porre in essere le giuste riflessioni prima di accettare definitivamente l’impiego.

Infatti, dietro una succulenta offerta di lavoro, potrebbe celarsi qualche piccola o grande insidia, fronteggiare la quale a cose fatte potrebbe rivelarsi più arduo del previsto. Ecco allora alcuni consigli per ponderare in maniera efficace e produttiva l’offerta: in particolare sono sei le cose a cui prestare attenzione quando ci si accinge a valutare una nuova opportunità di lavoro.

Le persone con cui si lavorerà, questa la prima cosa a cui fare caso. Come sembrano i colleghi e il capo? Questa considerazione è solo apparentemente peregrina, poiché si tratta degli individui con cui si avrà a che fare ogni santo giorno e con cui ci si dovrà per forza di cose confrontare. Semaforo verde se appaiono da subito collaborativi e inclini all’armonia.

Questo tipo di analisi si presenta particolarmente difficile, come si fa infatti a capire chi si ha davanti dopo qualche sporadico incontro di presentazione? In questo caso occorre prestare molta attenzione al comportamento dei futuri collaboratori durante il colloquio conoscitivo: se il loro atteggiamento in questa fase non è rispettoso, sperare che le cose cambino dopo l’assunzione è pura ingenuità.  

L’ambiente è la seconda cosa da considerare, poiché varia enormemente a seconda che il lavoro riguardi una multinazionale, una piccola agenzia, una società no-profit o un’impresa da avviare. Cambiano le aspettative e le pressioni cui si può essere sottoposti. Chi per natura non ama la competizione eccessiva potrebbe per esempio non trovarsi a proprio agio con i ritmi pressanti imposti da una multinazionale in cambio di un bell’ufficio.

Terza cosa da analizzare: i vantaggi connaturati al contratto di lavoro. Una grossa società offrirà probabilmente maggiori agevolazioni al dipendente, per le spese di salute, il pensionamento e per la fruttuosa collocazione dei propri risparmi. L’assenza di questi benefit non significa necessariamente che l’offerta sia da rifiutare, però l’argomento va tenuto presente.

La stabilità dell’impresa è da valutare con perizia: invece di farsi abbagliare dalle presentazioni ampollose, meglio fare qualche ricerca sul passato della società in questione. La gestione organizzativo-economica appare connotata da prudenza e accortezza oppure da azzardo? Nella seconda ipotesi, si tenga presente che operazioni economicamente azzardate rischiano di trascinare la società e quindi i dipendenti in abissi a volte profondissimi, in fondo ai quali c’è la perdita del posto di lavoro.

La quinta considerazione concerne lo stipendio, anche se questo criterio non vuole certo suggerire di accettare un lavoro che si odia solo perché garantisce maggiori emolumenti rispetto a quello che invece corrisponde alla propria passione. L’ideale, ovviamente, sarebbe poter fare il lavoro dei propri sogni guadagnando bene. In attesa che il sogno si avveri, cercare di contemperare entrambe le necessità può essere una soluzione ragionevole.  

Ultimo criterio, ma non certo per importanza, è l’istinto. Che sensazione ha prevalso dopo aver terminato il colloquio? Se la percezione non era positiva, meglio non sottovalutare i segnali: l’istinto, si sa, è l’unico che non sbaglia mai.

Fonte: The Daily Muse