Oggi si festeggia la VI Giornata mondiale contro l’omofobia, evento promosso la prima volta, nel 2005, da Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l’Homophobie.

Per l’occasione, in molte città saranno organizzati eventi e iniziative sociali: in Italia il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riceverà in un’udienza le associazioni del mondo omosessuale, prima fra tutte l’Arcigay, promotrice dell’evento nel nostro paese.

Anche se molta strada è stata fatta, molta ancora se ne deve percorrere. Non è bastato rimuovere l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali, perché ancora oggi sono frequenti casi di discriminazione dovuti all’orientamento sessuale di una persona.

È per questo motivo che il 31 marzo scorso il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha diffuso delle raccomandazioni riguardanti misure per combattere la discriminazione per motivi di orientamento sessuale o d’identità di genere.

A malincuore dobbiamo affermare che l’Italia risulta il paese con il livello più alto di omofobia e, secondo i dati 2009 della FRA, Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione Europea, sono ancora 4 milioni le persone che a causa dell’omofobia hanno avuto delle ripercussioni negative per la loro salute e la loro carriera.

La Giornata mondiale contro l’omofobia vuole essere un modo contrastare le ipocrisie; per ricordare a tutti i rispetto della diversità in qualsiasi sua forma e, soprattutto, per ricordare che l’amore non ha un genere.