Ha confessato proprio ieri di essere l’autore dell’omicidio della sua famiglia: Carlo Lissi ha ucciso la moglie Maria Cristina Omes e i due figli di 5 anni e 20 mesi nella loro casa di Motta Visconti. Dopo una notte di interrogatori, l’uomo ha ammesso di aver ammazzato moglie e bambini perché travolto dalla passione per una collega di lavoro. Una moglie bella e premurosa e due bambini che crescevano felici e sereni a Lissi non bastavano. Lui quella vita voleva lasciarla per iniziare la sua storia alla luce del sole con un’altra donna, ma non aveva il coraggio di abbandonare la sua famiglia e, come ha confessato ai carabinieri nella notte fra domenica e lunedì, “Non riuscivo a dirle che era finita”. Un omicidio che si è consumato per amore, non quello della sua famiglia.

Un matrimonio che non funzionava più e una tentazione forte per la collega di cui si era invaghito ma che non lo contraccambiava. Questo è ciò che ha spinto Lissi a commettere un triplice omicidio. Ma sono davvero questi i rischi di una relazione extraconiugale? E’ questo che porta perdere la testa per qualcuno che non ricambia i nostri sentimenti? Forse Lissi ha pensato che sbarazzandosi della famiglia avrebbe potuto avere qualche chance con la donna che con lui lavorava presso una multinazionale di Assago. O, più probabilmente, si è trattato di una furia omicida scatenata dalla sensazione del rifiuto, insopportabile e inaccettabile, che ha cambiato qualcosa nell’uomo, trasformandolo nella belva umana senza scrupoli che ha messo fine alla vita di due bambini innocenti e a quella della donna che a lui aveva dedicato la vita.