Le cose cambiano, il pensiero si evolve, la civiltà cresce. Il messaggio è positivo: la gente rispetta la diversità, la apprezza, ne sa cogliere i vantaggi. E’ difficile da credere? Forse, ma è vero e la conferma arriva da Diversitylab, associazione fondata da Francesca Vecchioni per promuovere la giusta comunicazione dei temi lgbt e proporre un nuovo modello di formazione dedicata a professionisti del privato e della pubblica amministrazione per abbattere i pregiudizi legati all’orientamento sessuale.

Abbiamo intervistato Francesca per conoscere meglio gli obiettivi della loro ricerca e siamo stati piacevolmente sorpresi dalle sue parole. Eccovi la nostra chiacchierata.

Diversity . Come e perché nasce questo progetto.

Diversity nasce per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della diversità. Sono tre gli ambiti d’azione, la comunicazione, la formazione e la ricerca, tutti strutturati per lavorare verso lo stesso obiettivo. L’idea è quella di utilizzare la comunicazione emotiva per abbattere il pregiudizio sociale verso temi che dovrebbero unire invece che dividere: in fondo siamo tutti uno diverso dall’altro ed è questa la nostra ricchezza. La formazione è un ambito molto caro a Diversity ed è indirizzata sia al settore pubblico, che a quello privato, in modi completamente differenti. I corsi destinati al pubblico, con particolare attenzione ai formatori scolastici, servono a fornire gli strumenti per affrontare possibili problematicità legate al tema della diversità e delle varie forme di famiglia nel lavoro degli operatori che quotidianamente si trovano a dover affrontare una società in continuo mutamento. I seminari indirizzati al settore privato sono invece impostati sul marketing e la comunicazione; il taglio è economico ed è destinato a ottimizzare la produzione e il raggiungimento del target LGBT, oggi fetta poco esplorata del mercato italiano ma che non può assolutamente essere trascurata sia dal Made in Italy che dai nostri settori di export”.

I dati raccolti dalla vostra ricerca dimostrano che la rete ha un atteggiamento molto positivo nei confronti della diversità, eppure nella realtà quotidiana son tanti gli episodi di omofobia ai quali possiamo assistere anche in prima persona. Qual è la verità? La rete può essere considerata solo una facciata dietro la quale si nascondono dei reali omofobi?

“Dubito sempre che la rete riesca a nascondere qualcosa, in effetti ipotizzerei più il contrario: un computer è lo schermo perfetto dietro cui nascondersi per dire ciò che si pensa senza troppi limiti. E’ un po’ paradossale però proprio le presenza di questa barriera porta il più delle volte ad esprimere pareri anche estremi, certamente meno mediati di quanto non sarebbero nella realtà. Un episodio grave di omofobia inoltre copre migliaia di pareri positivi, o anche solo dialoganti e moderati sull’argomento. Tant’è vero che dalla nostra ricerca sui social le conversazioni che toccano il tema omosessualità hanno una percentuale di sentimento positivo sempre molto elevata. Il vero problema resta il pregiudizio sociale, molto più diffuso, che crea terreno fertile per gli episodi omofobici peggiori“.

I media istigano alla discriminazione sessuale?

“No, non lo credo, o almeno non penso che istighino se non per alcuni isolati casi. Però succede che mantengano un atteggiamento rigido o troppo tradizionalista che alimenta una negatività riguardo agli argomenti legati alla coppia e alla famiglia, come l’adozione, fornendo spesso un alibi agli atteggiamenti omofobici. E’ anche vero però che crescono esempi positivi nei Media, soprattutto quelli di massa come la televisione. Si notano sempre più casi in cui si tratta l’argomento omosessualità in maniera semplice e comprensibile, scevro da pregiudizi. Dopo anni in cui l’immagine positiva legata all’omosessualità arrivava solo dalle produzioni americane, film e sit-com, capita sempre più spesso che in Italia si tratti il tema ‘sdoganandolo’, vedi ad esempio autori come Ivan Cotroneo che in ‘Mamma Imperfetta’ non ha avuto problemi a mostrare con semplicità il bacio omosessuale o la coppia di madri – ricordiamo in prima serata su Rai2 cosa che probabilmente solo pochi anni fa sarebbe stata impensabile – Quando si arriva a vedere una storia d’amore tra due uomini raccontata da ‘C’è posta per te’ esattamente come qualunque altra storia eterosessuale, beh, significa che qualcosa sta cambiando e soprattutto che fortunatamente qualcuno ha iniziato a capire che il pubblico è assolutamente in grado di farsi un’idea reale, e perché no ‘bella’, sull’argomento. E’ questo che vogliamo intendere con l’espressione ‘abbattere il pregiudizio’”.

Qual è la risposta all’omofobia?

“La risposta è la conoscenza. E non parlo del ‘sapere’ colto, non intendo solo la ricerca scientifica sul tema o i pareri delle grandi associazioni di psicologia di tutto il modo che ci spiegano, argomentando concordi, l’assenza di differenze. Io sto parlando di conoscenza emotiva: la comprensione dell’altro attraverso i punti in comune, a partire dai sentimenti. In fondo ci s’innamora tutti nello stesso modo, come è uguale l’ansia che prova ogni genitore per un figlio che rientra tardi, o la gioia di vederlo felice magari perché si è innamorato ed è ricambiato. Tutti proviamo gli stessi sentimenti eppure ognuno lo fa a modo proprio, ed è questo il segreto: siamo tutti uguali e tutti un po’ diversi. E’ il bello dell’umanità, ed è anche la forza di tutto il meccanismo evolutivo in natura”.

Qual è secondo te l’ostacolo più grande che un omosessuale incontra nella società del 2014?

“La difficoltà delle persona ad aprire il proprio cuore, e la propria mente, verso il prossimo. E’ un problema diffuso che coinvolge tanti ambiti creando il pregiudizio negativo che, nel caso dell’omosessualità, è ancor più difficile da identificare perché è spesso più strisciante e meno evidente. Ad esempio non è socialmente considerato negativamente come può essere quello razziale. Mentre insultare una persona per il colore della pelle è subito percepita come un’azione scorretta da condannare socialmente; chi apostrofa con ‘frocio’ qualcuno non sente di aver compiuto un atto altrettanto ‘brutto’. Questo atteggiamento si riflette soprattutto sugli adolescenti che vivono, magari proprio nel momento in cui stanno cercando di conoscere se stessi e i propri sentimenti, un ambiente che gli è ostile, giudicante e denigratorio. Inoltre tornando a casa da scuola, mentre un ragazzo di colore non deve certo spiegare ai propri genitori qualcosa che loro già ben conoscono, il coetaneo omosessuale sentirà anche il peso di doversi far accettare da chi dovrebbe amarlo a prescindere da tutto ed invece non sempre è in grado di accoglierlo. Eliminare il pregiudizio sociale servirà prima di tutto a loro”.