Rischia di trasformarsi in un calderone confuso, e nell’ennesima polemica senza capo né coda, la lista dei politici omosessuali resa disponibile questa mattina da alcuni informatici sconosciuti. L’iniziativa era stata annunciata la scorsa settimana quando, per protestare contro l’omofobia dilagante della politica italiana, si era deciso di pubblicare i nomi dei parlamentari che, pur essendo omosessuali, avevano deciso di affossare la legge sull’omofobia. Giunti al giorno del verdetto, però, qualcosa non torna all’occhio vigile degli elettori: la lista appare tutto fuorché che credibile.

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Ferdinando Adornato, Mario Baccini, Paolo Bonaiuti, Roberto Calderoli, Massimo Corsaro, Roberto Formigoni, Maurizio Gasparri, Gianni Letta, Marco Milanese, Luca Volontè: questi i nomi dei parlamentari sottoposti a outing contro la loro volontà. A differenza di quanto inizialmente promesso, però, non vengono fornite le prove di un simile “j’accuse”, quindi l’elenco risulta essere del tutto aleatorio e a tratti surreale. I dati a disposizione del pubblico, infatti, non permettono di stabilire perché siano stati scelti questi dieci politici e il dubbio, perciò, è che bastino gli occhiali colorati di Maroni, le camicie floreali di Formigoni o i pantaloncini campagnoli di Calderoli per essere considerati degli omosessuali. Che i giustizieri gay siano caduti negli stessi stereotipi da cui cercano di difendersi?

La protesta avrebbe potuto portare a un serio dibattito sull’omosessualità in Italia, così come aveva sostenuto il presidente di Equality Italia, Aurelio Mancuso, nel ricordare come l’outing coatto sia una modalità molto diffusa oltreoceano per smascherare ingiusti soprusi nei confronti della comunità LGBT. Evidentemente, ci si è però dimenticati delle modalità d’azione pressapochiste all’italiana e, così, l’iniziativa non ha né la forza né la credibilità di altre azioni simili occorse all’estero. E non è tutto, perché il rischio è ora che gli omosessuali dello Stivale vengano ulteriormente stigmatizzati, come già sta accadendo a pochi minuti dall’emersione dell’elenco, e tacciati di superficialità. A conti fatti, il tutto appare un’occasione mancata per parlare seriamente di gay in Italia, perché data la scarsa fondatezza del gesto è presumibile che il tutto si trasformerà nella solita polemica utile solo ad alimentare lo share dei salotti televisivi.

Il movimento degli anonimi indignati, tuttavia, promette nuove azioni ogni qual volta l’omosessualità verrà bistrattata dalla politica e dalla società: i prossimi a finire nel mirino dell’outing forzato, infatti, potrebbero essere i rappresentanti del mondo ecclesiastico. Di seguito, il manifesto programmatico dei giustizieri LGBT della Rete:

«Questa iniziativa nasce per riportare un po’ di giustizia in un paese dove ci sono persone non hanno alcun tipo di difesa rispetto agli insulti e gli attacchi quotidiani da parte di una classe politica ipocrita e cattiva. Abbiamo deciso di iniziare con questi primi dieci nomi per far comprendere chiaramente come nel Parlamento italiano viga la regola dell’ipocrisia e della discriminazione. I politici di cui conosciamo le vere identità sessuali sono molti altri, presenti in tutti i partiti, per ora ci limitiamo a pubblicare un estratto di quelli appartenenti ai partiti che hanno votato contro la legge sull’omofobia. Da ora in poi quando avverranno attacchi nei confronti della comunità LGBT da parte della gerarchia cattolica, del mondo dell’informazione, della politica, ci riserveremo la facoltà di rispondere adeguatamente.»

Fonti: Repubblica, Lettera Viola