Ora di religione a scuola: sì, no, come non detto. In poche ore, secondo lo stile di uno dei Ministri più loquaci del governo tecnico, Francesco Profumo, sull’argomento si è assistito alla classica levata di scudi fino al dietrofront. Le argomentazioni del Ministro erano tuttavia interessanti: in un paese sempre più multiculturale, anche l’ora di religione andrebbe adeguata alla nuova realtà. Ecco le parole del Ministro catturate durante una visita alla Biblioteca ministeriale:

«Credo che il paese sia cambiato, nelle scuole ci sono studenti che vengono da culture, religioni e paesi diversi. Credo che debba cambiare il modo di fare scuola, che debba essere più aperto. Ci vuole una revisione dei nostri programmi in questa direzione. Questo vale per l’insegnamento della religione, ma anche per la geografia, che si può studiare anche ascoltando le testimonianze di chi viene da altri paesi.»

Proposta, quella di adeguare la scuola ai tempi, che è corretta – molti insegnanti già sanno che i bambini imparano la geografia più dai racconti dei compagni che dai libri – e che ha trovato nelle associazioni studentesche e in alcune parti politiche storicamente laiche – in primis i radicali – pieno sostegno. Mentre da parte del centrodestra sono arrivate critiche o quantomeno puntualizzazioni. Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera (Pdl) e membro di Comunione e Liberazione, ha evidenziato il contro-argomento più utilizzato di fronte a questa visione:

«La nostra religione, così come i programmi scolastici, è la testimonianza dei valori su cui si fonda la nostra società. Chi viene dall’estero non può non confrontarsi con questo. Non possiamo annacquare ciò che siamo per far piacere agli altri. Solo ripartendo dal riconoscimento della nostra cultura, fondata sulle radici giudaico-cristiane, è possibile instaurare un dialogo vero con chi è diverso da noi. Siamo convinti che il Ministro Profumo terrà conto di questo, nel pur giusto intento di aggiornare i programmi scolastici in una società multietnica.

Sollecitata dal dibattito, non è mancato neppure un commento della chiesa, che per voce di Gianni Ambrosio, presidente della Commissione Cei per la scuola, ha ricordato che già da tempo l’ora di religione non è più una lezione di catechismo, ma un’introduzione culturale a valori fondanti del cristianesimo, visto come fenomeno sociale e culturale, non prettamente religioso.

Il Ministro, fiutata la possibile polemica, ha però ritenuto di dover correggere le interpretazioni più forti alle sue parole, ribadendo che non ha certo intenzione di rivedere i Patti Lateranensi, gettando così acqua sul fuoco. La pentola del rapporto fra scuola, politica e religione, si badi bene, è una pentola a pressione.

Basti pensare all’intero corpo docente degli insegnanti di questa materia, al rapporto con i rappresentanti delle altre religioni – interessati a mettere un piede nella scuola pubblica – al finanziamento delle scuole private, ai diversi concetti di integrazione che comporta.

fonte: Lettera43