Dai sindacati di Modena arriva una critica inedita alle liberalizzazioni: l’apertura ormai senza regole dei centri commerciali potrebbe indirettamente causare un aumento del lavoro nero, perché i commercianti legati a queste aree non possono permettersi di assumere.

Secondo Filcams-Cgil, Fisacat-Cisl e Uiltucs-Uil, il decreto sulle liberalizzazioni e l’estensione delle aperture domenicali porterà alla crescita del lavoro nero e, si legge nel comunicato:

«Alla crescita dell’evasione contributiva totale o parziale, e al mancato rispetto del riposo obbligatorio, ma anche delle condizioni contrattuali pattuite al momento dell’assunzione. (…). Il rischio concreto è che molte donne siano costrette, causa l’inconciliabilità tra lavoro e famiglia, a dimettersi dal lavoro.»

La questione è nota: in negozi dei centri commerciali non ci stanno a perdere l’orario esteso e così stanno diventando uno standard le 60 ore settimanali, gli orari continuati, i venti giorni senza turni di riposo. Situazione che pagano soprattutto le donne, molto impiegate come commesse in questo genere di esercizi commerciali: oltre l’80 per cento del personale in un centro commerciale è femminile.

In una lettera al prefetto, i sindacati raccomandano così che si rispettino tutte le leggi, sperando almeno che questi sacrifici arrivino in busta paga. Ci si potrebbe domandare se in fondo non sia solo una questione di libertà di scelta, ma qui sta l’inghippo: molti imprenditori, liberi, hanno già detto di essere contrati agli orari selvaggi, ma quelli che operano dentro i centri commerciali sono sottoposti a vincoli diversi e a sanzioni che rendono quasi impossibile non adeguarsi ai loro orari senza rischiare l’espulsione.

«Clausole che oggi sono percepite come un capestro dalle imprese e mettono a rischio il posto di lavoro dei dipendenti.»

Fonte: Mo24