Sono ore di attesa cariche di angoscia per il destino di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana di 43 anni nei cui confronti, dopo la prima condanna alla lapidazione emessa dal regime totalitario di Ahmadinejad per i presunti reati di adulterio e di concorso nell’omicidio del marito, è stata nei giorni scorsi eseguita una nuova condanna a 99 frustate, e che potrebbe essere uccisa a colpi di pietra da un momento all’altro.

Il motivo delle 99 frustate? Una fotografia pubblicata, lo scorso 20 agosto, sul London Times, in cui la donna compare a viso scoperto, senza velo. Un atto che il regime shariaco considera indecente.

Un’accusa pretestuosa, perché la donna raffigurata nella foto incriminata non è Sakineh. Lo ha spiegato chiaramente il figlio di quest’ultima, Sajjad Ghaderzadeh.

Dopo l’intervista del nostro avvocato, Javid Houtan Kian, al London Times, il legale ha inviato al giornale una foto di mia madre. Pensavamo che la foto fosse stata pubblicata il giorno dopo, ma non avendo accesso al giornale, non abbiamo potuto verificare. Per ragioni sconosciute, il London Times ha pubblicato, invece della foto di mia madre, quella di un’altra donna che non indossava il velo. Non sappiamo come abbiano ottenuto questa foto, né a chi appartenga.

Eppure tanto è bastato alle autorità fondamentaliste iraniane per convocare la donna, già in carcere, e condannarla ad altre 99 frustate. Le prime 99 le furono inflitte all’inizio della sua vicenda giudiziaria, proprio davanti agli occhi impotenti del figlio.

Ma oggi la trepidazione dell’opinione pubblica mondiale è tutta concentrata sulla lapidazione, che potrebbe essere eseguita proprio in queste ore, nonostante la mobilitazione, nelle ultime settimane, da parte di molti Paesi occidentali, tra cui l’Italia, che ha fatto sentire la sua voce con una manifestazione a Roma.

Il Vaticano, per bocca del direttore della sala stampa Padre Federico Lombardi, si è schierato contro la pena di morte, così come all’appello per Sakineh ha aderito anche Abdel Hamid Shaari, il presidente dell’ Istituto Islamico milanese di viale Jenner.

Ma mentre l’Europa attende speranzosa, potrebbe giungere un ulteriore sviluppo, purtroppo non in positivo, di questa dolorosa e grave vicenda di estremismo religioso e totale assenza di diritti per le donne.

E Sakineh è solo la punta dell’iceberg: in Iran ci sono altre 150 donne che attendono lo stesso destino.