L’horror è da sempre un genere senza confini, ed è di sicuro fra i più politicizzati, basta vedere all’opera di due maestri come John Carpenter e George Romero, che da sempre utilizzano il loro cinema e la loro classica impostazione narrativa per denunciare e amplificare le paure collettive.

Oren Peli, ha dimostrato che il pubblico può essere scosso, e che si può raggiungere l’effetto desiderato senza scomodare le mega produzioni in stile “Avatar”. Oramai tutti sapranno che “Paranormal Activity” è stato girato nello stesso appartamento del regista israeliano, ed è costato appena 15 mila dollari. La pellicola ha incassato in America più di 100 milioni di dollari, seguendo il filone intrapreso da produzioni in stile “The Blair Witch Project”.

In realtà, il primo regista ad avere un intuizione del genere, è stato proprio il nostro Ruggero Deodato, con il suo sanguinario “Cannibal Holocaust“. Film del 1980, che vedeva fra i suoi interpreti un giovanissimo Luca Barbareschi, il film raccontava di un gruppo di persone che partiva da New York per girare un servizio in Amazzonia, ma ad un certo punto la troupe sparirà nel nulla, venendo ritrovate solo le bobine contenenti il resoconto della spedizione, che porteranno alla luce una verità agghiacciante.

Pellicole come “Paranormal Activity” rappresentano la linfa vitale del cinema, sono quel genere di produzioni che di sicuro orienteranno i futuri registi ad osare e spingersi in apparenti azzardi cinematografici. Andando a consolidare l’idea di fondo che, nonostante tutto, le grandi idee sono ancora in grado di fare la differenza.

Non va in ogni caso sottovalutato che, dopo l’eccezionale successo raggiunto da Peli, per forza di cose nei prossimi anni molti discepoli del regista a caccia di successo saranno orientati a progetti del genere, proprio come il filone intrapreso ancora prima da film come “Rec”.