Ancora si parla di Oriana Fallaci, scrittrice e giornalista italiana di decantata fama, ma non per le sue intramontabili qualità, ma per una guerra in famiglia oramai sorta un anno dopo la sua morte avvenuta nel 2006 all’età di 77 anni.

È una guerra aperta in famiglia: l’oggetto è il testamento di Oriana. Gli attori: l’altra meno nota Fallaci, Paola, sorella della scrittrice e il figlio di lei, Edoardo. Chi è a conoscenza del testamento della scrittrice sa che la sua volontà è sintetizzata con poche righe. Infatti, l’unico erede universale del suo patrimonio è il nipote Edoardo, lasciando fuori sia la sorella che l’altro nipote, Antonio.

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Il rammarico di Paola Fallaci, come afferma in una intervista, non riguarda la propria esclusione dall’asse ereditario, ma riguarda l’estromissione del figlio Antonio. Tra l’altro Oriana le aveva già preannunciato tale evenienza; difatti Paola stessa sostiene:

“A me l’aveva detto che non mi avrebbe lasciato niente, e io le ho risposto: fai bene, sono vecchia, mi basta poco per vivere”.

A corredo di ciò, in una intervista avvenuta un anno dopo la morte di Oriana, Paola tende a delineare i caratteri delle Fallaci, affermando che “le donne Fallaci sono state tutte arpie”.

Ecco adesso giungere la notizia di un esposto e lo stesso Edoardo afferma:

“So che c’è un esposto  e che ci sono accertamenti della procura. Può averlo presentato solo mia madre. L’accusa è che la firma sul testamento sia fasulla. Figuriamoci. È stato firmato negli Stati Uniti, davanti a testimoni, avvocati e a una corte”. L’esposto contiene accuse fantasiose e prive di fondamento. Il testamento è chiaro. L’obiettivo dell’esposto? L’eredità, niente di più, niente di meno”.

Ma in cosa consiste la sua eredità? Buona parte del suo patrimonio librario Oriana Fallaci lo destinò già prima della sua morte: gran parte di quel patrimonio, i libri più preziosi e rari, furono delegati all’Università del Laterano. Altro materiale di documentazione è stata assegnata invece al Consiglio regionale della Toscana e dovrebbe costituire la base di un fondo intitolato a nome della scrittrice. Per il resto si tratta di proprietà immobiliari, tra cui la casa newyorkese e i diritti sulle sue pubblicazioni.