La realtà nella quale vivono molti padri separati in Italia è alquanto drammatica, soprattutto se alla sofferenza provocata dalla fine di un legame sentimentale, e di una convivenza con i propri figli, si aggiunge una situazione economica che spesso li fa precipitare nel baratro, tanto da essere definiti “nuovi poveri“.

Molti padri separati, sebbene lavoratori, diventano progressivamente indigenti dopo la separazione, condizione che rende difficile anche mantenere un legame con la prole, spesso per l’incapacità di garantire un tetto sotto il quale far dormire i propri figli.

È sia attraverso l’Ami, “Associazione avvocati matrimonialisti italiani”, sia grazie alle stime della Caritas, che scopriamo alcuni dati allarmanti riguardo le condizioni precarie che accomunano circa ottocentomila padri separati nella penisola. Se circa 950 mila possono incontrare i figli una volta alla settimana, 150 mila non hanno alcun contatto con la prole.

Un buon 9 per cento dei papà separati, inoltre, arriva alla fine del mese con solo 300 euro, perché gran parte delle entrate servono per pagare le spese dei figli e versare all’ex compagna il denaro stabilito per il mantenimento. Per questo, in varie città d’Italia sono state attivate strutture di accoglienza finalizzate a ospitare i padri separati che non possono permettersi un alloggio, e che abitualmente consumano i loro pasti alla mensa offerta dalla Caritas.

Stando ai dati resi noti dall’Ami inoltre, ogni anno le coppie che si separano sono circa 170 mila, e fra queste ci sono in media cento casi di tentato omicidio, o suicidio. Gian Ettore Gassani, presidente dell’Ami, illustra il perché di questa realtà sottolineando come, spesso, non vengano usati criteri oggettivi per definire l’importo dell’assegno mensile di mantenimento.

«Ce ne sono almeno 90 mila a Roma e 50 mila a Milano. C’è un dato sul quale è obbligatorio intervenire. In Italia ci sono 165 tribunali e ognuno decide a proprio piacimento l’entità dell’assegno di mantenimento che il marito deve dare all’ex-moglie. Non sarebbe il caso di fissare dei criteri oggettivi? Stabilire, ad esempio, che l’assegno di mantenimento non può essere superiore alla metà dello stipendio di chi lo deve erogare».

Fonte: Corriere