La vita difficile delle bambine e delle donne in Pakistan è confermato quotidianamente da voci autorevoli, come quella di PeaceRepoter che, attraverso la rete di Emergency, cerca di portare un aiuto pratico.

Non è quindi assurdo incappare nelle storie di piccole bambine trasformate in kamikaze, rapite e costrette ad indossare giubbotti pieni di esplosivo per poi farsi saltare in luoghi affollati. È quello che è accaduto a Sohana Jawed, 9 anni figlia di un disabile, fermata ad un checkpoint dalle forze di sicurezza locali.

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La piccola ha confessato di essere stata rapita sabato nella zona di Hasht Nagri, a Peshawar, mentre si recava a scuola. Il blitz è stato organizzato da due uomini e due donne che l’hanno costretta a salire in macchina, quindi le hanno consegnato un giubbotto con esplosivo e una foto del luogo dove la piccola avrebbe dovuto farsi esplodere.

La pratica delle bambine lamikaze si sta diffondendo con forza in Pakistan e non solo, esiterebbe infatti una rete coadiuvata dai talebani che rapirebbe o assolderebbe minorenni per addestrarli al ruolo di kamikaze. Una vera e propria scuola, battezzata asili dei bimbi suicidi, dove ai piccoli viene fatto un lavaggio del cervello coercitivo che li convinca a commettere un omicidio-suicidio. La gestione pare sia in mano a Baitullah Mehsud, leader di Tehrik-e-Taliban Pakistan (Ttp), colpevole di moltissimi attentati dinamitardi e dell’assassinio del Premier Benazir Bhutto.

Sono le donne le vittime predestinante di un sistema come quello pakistano, costrette a subire con la forza e vittime del potere maschile. Non esistono diritti o poteri per chi nasce donna in questi territori, ma solo doveri e sudditanza nei confronti di una società ad alto tasso maschilista. Un territorio dove l’abuso, la schiavitù e la morte femminile possiedono una percentuale tristemente molto elevata.