Paola Severino, il ministro della Giustizia del governo di Mario Monti, lancia l’idea di utilizzare i detenuti nelle carceri per la ricostruzione dell’Emilia dopo il terremoto. Sembra una proposta decisamente valida, considerata anche la funzione della giustizia, ossia dare una seconda opportunità per il reintegro in società per chi ha sbagliato.

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La proposta di Paola Severino inoltre abbatterebbe di molto i costi della ricostruzione, in perfetta linea di austerity dettata dal governo di Mario Monti. L’Emilia ha bisogno di risollevarsi letteralmente dopo il terremoto: non solo perché sono stati in tanti a ricevere dei danni emotivi, causati da lutti e da feriti in famiglia e tra gli amici, ma anche perché ci sono stati dei danni economici non indifferenti, in una zona molto ricca per l’economia italiana, sia in termini di industria che di turismo.

E mentre in Italia restano ancora gli strascichi dei terremoti precedenti che hanno attanagliato anche altre regioni negli ultimi 30 anni, effettivamente questa iniziativa appare come qualcosa di estremamente fattivo, purché ci siano delle regole ben definite, come ha giustamente sottolineato il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni.

Marroni ha infatti commentato:

«Giudico positivamente la proposta del ministro Severino di impiegare i detenuti nella ricostruzione post terremoto, ma a condizione che questo avvenga all’interno di un quadro chiaro di regole. L’utilizzo lavorativo dei detenuti in situazioni di emergenza, non è una novità, come dimostrano i reclusi utilizzati durante l’ultima emergenza neve. Stavolta, però, è un fatto diverso soprattutto per la portata dell’evento e per la grande dimostrazione di fiducia verso i detenuti mostrata dal ministro, dal capo del DAP, dalla magistratura di sorveglianza e dalle istituzioni locali. Ma occorre che tutto ciò avvenga in un quadro di regole certe: non basta solo individuare chi, ma anche quali detenuti, di quali carceri, per quanto tempo, per quali lavori e quali benefici, superando anche gli ostacoli della legge Cirielli sulla recidiva.»

Fonte: Asca.