Scatenò molte proteste, all’inizio di febbraio, quello che è stato amaramente ribattezzato “l’editto di San Macuto“, ovvero l’approvazione, in vista delle elezioni regionali del 28 e 29 marzo, di una norma che assimilasse alle regole della comunicazione politica, nell’ultimo mese prima del voto, anche le trasmissioni di approfondimento giornalistico.

In altre parole, programmi come “Ballarò”, “Porta a Porta” e “Annozero” non potranno andare in onda oppure dovranno trasformarsi in tribune elettorali regolamentate, già a partire da quest’ultima settimana di febbraio.

Viste le immediate e forti reazioni da parte sia dei giornalisti che dell’opposizione, si è sperato fino all’ultimo un una correzione della norma proposta, ma ogni possibilità è ufficialmente venuta meno nelle ultime ore.

È stato il capogruppo del Pdl, Alessio Butti, nel corso della riunione della commissione Rai, a sottolineare che non ci sono i presupposti per rivedere le decisioni prese e modificare la legge sulla par condicio:

Il regolamento è stato votato, ampiamente discusso e le conseguenze sono state valutate. Si tratta di uno strumento utile per dare il massimo dell’informazione all’opinione pubblica, non si chiude niente e c’è la prima applicazione reale della legge nel rispetto della sentenza della Corte.

Immancabile la protesta del Pd, per voce del capogruppo Fabrizio Morri, preoccupato per la brutta pagina di storia scritta e determinato a continuare la sua battaglia:

È stata scritta una brutta pagina che non finirà qui, è stato commesso un disastro, si è inteso mettere nel ridicolo la par condicio con un regolamento in palese violazione di una sentenza della Corte Costituzionale, sarà presto impugnato con tutte le conseguenze del caso.

Sergio Zavoli, presidente della bicamerale, che aveva cercato di mediare le due posizioni opposte, commenta l’epilogo come inevitabile:

Questa mediazione è fallita al di fuori della commissione. Perché da possibiliste le dichiarazioni su questo argomento sono diventate perentorie e negative, perché si girava intorno al problema mentre si mediava? Perché questa cosa ha avuto la sua gestione extra-moenia, per questo io non ho rimpianti. Io non voglio e non posso fare il processo ai rapporti che i miei colleghi hanno con i partiti, ma di fatto è mutato il tono e il clima, diventando qualcosa rispetto al quale non era più possibile pensare che si potesse trovare una soluzione

Prepariamoci, quindi, a forti cambiamenti nei palinsesti, a partire già dai prossimi giorni. Di tutto questo, viene da chiedersi, al di là degli schieramenti politici, cosa penseranno davvero i telespettatori?