Il lavoro non è cosa per donne ed è il salario ad affermare questo. Accade in Italia, ma anche nel resto dell’Unione Europea, dove le donne, a parità di studio e di esperienza, continuano a guadagnare molto meno dei loro colleghi uomini. Non esiste settore, né paese, in cui ci sia un’effettiva parità almeno stando ai dati diffusi nei vari stati. Niente pari opportunità in busta paga quindi, anche se non è certo una novità.

In questi giorni è stato pubblicato uno studio dell’ufficio federale di statistica tedesco sui livelli salariali del 2010, che ha permesso di appurare in maniera oggettiva come il divario della retribuzione tra donne e uomini sia diminuito negli ultimi anni molto poco e che costituisce un problema europeo di pari opportunità nel lavoro.

In Germania, la retribuzioni orarie lorde medie delle donne risultano essere del 22% inferiori a quelle dei loro colleghi a fronte di una differenza del 23% nel 2006. Un misero 1% in quasi cinque anni. Quando si parla di lavori dirigenziali il discorso non cambia: le dirigenti guadagnano il 30 % dei loro colleghi uomini. Le differenze tuttavia riguardano anche le categorie dei tecnici e degli artigiani. Fa eccezione la categoria degli impiegati: tra uomo e donna qui il divario è solo del 4%.

Il divario di pari opportunità sul salario aumenta con il progredire dell’età, influendo così anche sulla pensione. Lo Sportello dei Diritti, attraverso il responsabile Giovanni D’Agata, ha lanciato l’allarme:

«I dati rilevati anche in Germania sono un ennesimo campanello d’allarme che dovrebbe spronare i governi, a partire da quello dello stato italiano nel quale le divergenze sono ancora più marcate come risulta dalle statistiche che giorno dopo giorno vengono diffuse, a farsi promotori di un intervento europeo definitivo che serva a rimuovere tutti gli ostacoli che determinano differenze così elevate tra donne e uomini nel mondo del lavoro e nel mercato europeo.»