{#Paris-Manhattan} è l’opera prima di Sophie Lellouche, giovane regista francese approdata al grande schermo dopo il cortometraggio Dieu, que la nature est bien faite!, datato 1999. Con questa allegra e spensierata commedia romantica, in pieno stile cinematografico francese, la Lellouche debutta dopo una fruttuosa collaborazione con il quasi omonimo Claude Lelouch; un’esperienza, la prima, da cui ha tratto gli insegnamenti fondamentali per intraprendere il percorso verso la carriera dietro la macchina da presa.

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Per la sua prima fatica Paris-Manhattan, la Lellouche ha scelto come protagonista Alice Taglioni, Miss Corsica 1996 già vista sul grande schermo in molte produzioni tra cui Cash – Fate il vostro gioco al fianco del premio Oscar Jean Dujardin, Jean Reno e Valeria Golino. Al suo fianco c’è Patrick Bruel, attore e cantante diventato in patria un vero e proprio fenomeno di culto negli anni ’90 e reduce dal recente Cena tra amici.

Alice (Taglioni) è una farmacista single, circondata da una famiglia particolarmente apprensiva nei suoi confronti. Dopo la delusione con l’uomo della sua vita, ritrovatosi a sposare la sorella di lei per un repentino colpo di fulmine, la giovane donna si è rinchiusa nelle lunghe conversazioni con la foto del suo regista preferito: Woody Allen; con lui Alice si prodiga in lunghe conversazioni, indispensabili per sviscerare ogni piccolo avvenimento quotidiano, che si tratti del lavoro o di dubbi amorosi. È l’incontro con Vincent (Bruel) a farle riaprire le porte del cuore; perfettamente conforme a ogni sua esigenza, ha solo un grande difetto: non ha mai visto un film del regista statunitense.

Semplice e lineare, Paris-Manhattan attinge senza nasconderlo più di tanto dalla filmografia di {#Woody Allen}; infatti, se nella pellicola Provaci ancora, Sam di Herbert Ross (tratto dall’omonima opera teatrale dello stesso Allen) del quale l’occhialuto regista è stato protagonista, impegnato a confidarsi con l’immaginaria figura di Humphrey Bogart, qui è Alice a fare lo stesso, aprendo anima e cuore alla sua immagine strategicamente appesa nell’intimità della di lei camera. Dettaglio fondamentale è la voce, prestata proprio da Woody in persona che ha regalato così alla Lellouche la sua amichevole partecipazione, apprezzabile anche nel breve cameo all’interno della pellicola.

Scorrono rapidamente gli appena 77 minuti di film, incorniciati da una Parigi colorata e vivace che funge da sfondo perfetto ai sentimenti che pervadono le immagini. Romanticismo sì, ma non manca neanche una piccola analisi del viaggio interiore di Alice che, senza la pretesa di voler insegnare nulla allo spettatore, mostra con sguardo delicato le vicissitudini e il viaggio verso l’età adulta di una donna rimasta intrappolata nelle strette quanto involontarie spire della sua onnipresente famiglia.

Perfetta per chi è alla ricerca di sentimenti senza troppi grilli per la testa, la commedia di Sophie Lellouche resta un esordio non particolarmente d’impatto ma al contempo piacevolmente leggero, perfetto per liberare la mente dai pensieri per poco più di un’ora. Un occhio di riguardo va alla colonna sonora: tanto jazz ad accompagnare in questa breve passeggiata tra le vie della Ville Lumière.