Il diritto comunitario afferma a chiare lettere l’importanza dell’uguaglianza tra uomini e donne, lottando contro qualsiasi forma di discriminazione che dipenda dal sesso. Per assicurare la parità di genere, l’UE ha siglato una nuova serie di linee guida rivolte a tutti i paesi membri.

Da parte del Consiglio dell’Unione Europea, infatti, arrivano nuove regole contenute in un Patto per la parità di genere, che mira a eliminare qualsiasi disuguaglianza tra i due sessi nel lasso di tempo che va dal 2011 al 2020.

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Si tratta del secondo accordo che segue di circa cinque anni il Primo Patto Europeo per la parità di genere: gli stati dell’UE sono quindi chiamati ad attenersi alle norme stabilite e perseguire ogni forma di discriminazione tra uomo e donna.

Nell’accordo si parla di lavoro, ma anche di istruzione e violenza sulle donne. I principi fondamentali discussi nel patto sono tre, il primo dei quali riguarda la disparità di genere in ambito lavorativo e nella società. Si ammette, infatti, che la discriminazione tra i sessi si verifica fin dall’istruzione, che deve invece essere garantita a tutti indipendentemente dal sesso.

In secondo luogo, il patto sancisce anche la necessità di favorire in tutti i modi una maggiore conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare, sottolineando che proprio le difficoltà legate alla gestione di professione e vita privata portano molte donne a rinunciare al lavoro, e a una conseguente disparità nella presenza di quote rosa nel mercato del lavoro.

L’Ue condanna anche ogni forma di violenza contro le donne, spingendo per il rispetto dei diritti umani e per l’assoluta parità di genere anche dal punto di vista della retribuzione. Gli stati sono anche esortati a favorire l’imprenditoria femminile e migliorare le condizioni lavorative e sociali che rendono meno complicato l’accesso delle donne nel mondo del lavoro, come flessibilità negli orari e potenziamento dei servizi per l’infanzia.

Catherine Ashton, Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, e Viviane Reding, Commissario Europeo per Giustizia, Diritti Fondamentali e Cittadinanza, hanno così commentato questa iniziativa del consiglio:

“L’eguaglianza fra donne e uomini è un diritto fondamentale, un valore comune per i paesi dell’Unione Europea e una condizione necessaria per garantire una crescita economica rapida, sostenibile e inclusiva, nonché un principio guida per le azioni attuate dall’UE all’esterno del proprio territorio”.