È stata avviata anche a Roma, presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Regina Elena, una nuova terapia per contrastare il Morbo di Parkinson. La sperimentazione, praticata sui malati che non rispendono più alla cura farmacologica, si basa sulla stimolazione cerebrale profonda.

La procedura, già in atto con ottimi risultati su 80.000 pazienti sparsi per tutto il mondo, si avvale dell’ausilio di un elettrodo inserito nel cervello del malato in una zona del talamo o dei nuclei della base. Collegato a un pacemaker stimola elettricamente la zona, agendo positivamente sul controllo dei movimenti e sui disturbi collegati all’umore e al comportamento.

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In Italia, nonostante la risposta positiva della terapia, sono ancora troppo pochi i centri attrezzati, in particolare per ciò che concerne le fasi pre e post-chirurgiche; è indispensabile dunque che ci sia una crescita sostanziale del numero di ospedali e cliniche idonei per questo tipo di terapia.

Il Morbo di Parkinson è una malattia in forte crescita, le cui cause sono ancora sconosciute e la cui cura farmacologica è solo temporanea. Rallenta un processo degenerativo che, a seconda del paziente, può avere tempistiche più o meno lunghe.

Questo tipo di terapia ha dimostrato grande efficacia e può essere reversibile, cioè la si può interrompere togliendo l’elettrodo. I malati di Parkinson hanno riscontrato notevoli miglioramenti per quanto riguarda la rigidità fisica, una riduzione quasi totale dei tremori e migliore fluidità nei movimenti, oltre a una diminuzione dell’assunzione dei medicinali pari al 50%.