Con le api e i fiori o con qualunque altra metafora, ma non abbiate remore: ai bambini, già da piccolissimi, si può parlare di sesso. Questo almeno raccomanda la nuova edizione del libro per l’educazione sessuale indirizzato ai genitori dell’Australia occidentale.

Il dipartimento della Salute ha chiesto alla ricercatrice Jenny Walsh dell’Università di La Trobe di individuare temi e modalità per cominciare a parlare di sesso ai figli e l’età ha sorpreso tutti: si può fare già a partire dai due anni.

Forse è meglio così, perché almeno mamma e papà si risparmieranno il mitico “primo discorso” sul sesso, che generalmente crea un imbarazzo terribile nonostante tutti ci siano passati e si è potuto contare su anni di preparazione. Ma è inutile: quando si deve rispondere alla fatidica domanda “come si fanno i {#bambini}?” si annebbia la vista.

La nuova regola invece è “parlarne poco, ma spesso, evitare grandi discorsi” e per un’ottima ragione che convincerà i genitori: la ricerca ha stabilito che nelle famiglie in cui si è cominciato a parlare presto di sessualità e fino ai 17 anni dei figli, questi ultimi diventano sessualmente attivi più tardi rispetto a quelli che sono stati lasciati soli a porsi pruriginosi interrogativi (in mancanza di conoscenza… esperienza).

“Una cosa che abbiamo ereditato dalla rivoluzione sessuale, o certe trasmissioni televisive, è la paura di quello che noi adulti potremmo fare in merito alla sessualità di un bambino, e questo ci preoccupa. Possiamo essere così preoccupati dell’ottenere l’effetto giusto, perfetto, che si finisce col dire nulla.”

Nelle raccomandazioni del libro, riassunte dallo slogan “talk soon, talk often” (parlane presto, parlane spesso) sono specificate 16 strategie per i figli piccoli e quelli più grandicelli. Eccole:

1. Parlarne presto e spesso. E ascoltare.

2. Offrire molte occasioni di conversazione, non un’unico grande discorso.

3. Iniziare a parlare di corpo quando il bambino è piccolo, e usare i nomi corretti: pene, vagina, testicoli, seni.

4. L’educazione sessuale serve alla salute sessuale e psicologica. Quindi è per diventare ragazzi e ragazze capaci di sentimenti e relazioni. Spiegatelo.

5. Non aspettare che siano loro a farvi delle domande.

6. Aprofittare delle occasioni tecnologiche (una trasmissione televisiva, un messaggio sul cellulare di un’amichetta, o un post sul social network) per avviare conversazioni “ipotetiche”.

7. Rispondere alle domande onestamente e semplicemente. È meglio solo un po’ di informazione, perché si può sempre tornare sull’argomento (anzi, si dovrebbe).

8. Il genitore non deve tenere una lezione di sesso: la buona comunicazione prevede il dialogo.

9. Restare impassibili anche alla domanda più sfrontata e imbarazzante: mamma e papà devono essere disponibii e refrattari allo shock.

10. Non è mai troppo tardi per iniziare a parlare. Se volete evitare il contatto visivo, avviate una conversazione quando siete in macchina o state lavando i piatti. Ma fatelo.

11. Non dare per scontato che tutti figli sono eterosessuali: un minore su dieci è attratto da persone dello stesso sesso.

12. Se non si sa come rispondere a una domanda ammetterlo e rispondere così: “Questa è una buona domanda, mi informerò e te ne parlerò: anzi proviamo a scoprirlo assieme”.

13. Continuate a mostrare affetto verso i figli, anche quando diventano {#adolescenti}. Gli abbracci possono comunicare molto e rassicurare su tutto, confermando la fisicità del rapporto genitore/figlio.

14. Un buon modo di essere preparati alle domande dei figli è sapere di cosa stanno parlando a scuola in merito alla natura e all’educazione sessuale.

15. Permettete ai figli che scoprano l’uso del preservativo, anche se disapprovate che inizino una vita sessuale.

16. Cercate libri sull’educazione sessuale specifici per l’età dei figli, ma non costringete alla lettura: lasciateli in giro per casa.