Parte una nuova sperimentazione per la social card destinata alle famiglie numerose, firmata questa volta dal Dicastero del Ministro uscente Elsa Fornero. L’iniziativa coinvolge 12 città, quelle più popolate, e durerà un anno e impegnando risorse per 50 milioni di euro. Si potrà beneficiarne a seconda della numerosità del nucleo familiare.

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Quasi 12 milioni di euro a Roma, 9 milioni a Napoli, 6 milioni a Palermo, 5,6 a Milano, 3 a Bari, 1,6 milioni a Firenze, un milione a testa a Venezia e Verona. La nuova carta di credito prepagata dallo Stato per le persone indigenti parte da un valore minimo di 231 euro al mese per nuclei con due persone, sale a 281 euro per quelli con tre persone, a 331 euro per quattro persone e 404 euro se la famiglia ha cinque o più componenti.

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Non si tratta di un assegno famigliare, né di un voucher regionale: la social Card è uno strumento a disposizione dei Comuni – che effettueranno la selezione dei beneficiari – da integrare con gli interventi e i servizi sociali ordinariamente erogati, come i servizi all’impiego o sui minori: il ministero ha precisato che il target di riferimento, deciso in accordo con le città interessate, è proprio la lotta alla povertà minorile a partire dalle famiglie più marginali rispetto al mercato del lavoro.

I Comuni associeranno al trasferimento monetario un progetto personalizzato di intervento sulla persona (e famiglia) che ne beneficia. E soltanto la sottoscrizione di questo progetto permette l’erogazione della card. L’obiettivo che l’Italia si è data col progetto Europa 2020 è di portare fuori dalla soglia di povertà due milioni di persone entro sette anni. La social card non basterà, ma fa parte di un complesso sistema di provvedimenti. Anche se è bene sottolineare due aspetti determinanti, in negativo, per l’Italia: il mercato del lavoro praticamente fermo, e il modello “contrattuale” del welfare, per cui chi non ha rappresentanza nei tavoli istituzionali può venire dimenticato. Basti pensare al caso dei malati di Sla.

Quindi, i Comuni sopperiscono a una mancanza ideologica dello Stato, che prima o poi però dovrà essere colmata.

Fonte: AdnKronos