Si chiama Occupy Scampia ed è il movimento popolare che da Twitter, passando per Facebook, ha preso vita per concentrare l’attenzione sul quartiere napoletano in balia delle faide camorristiche. A lanciare il cinguettio di partenza è stata la deputata campana del Pd Pina Picierno:

«Facciamo capire a ‘ste bestie che quel territorio non e’ il loro? Chi c’è?! Forzaaaa. Occupiamo Scampia!»

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Così ha catalizzato l’attenzione di moltissimi giovani italiani. L’iniziativa, ispirata alle gesta di Zuccotti Park, si prefigge l’obiettivo di occupare il quartiere a nord di Napoli per impedire la rinascita delle faide tra i clan.

A fare da leva, un articolo pubblicato su Il Mattino di Napoli dedicato al coprifuoco silenzioso e implicito che i clan della Camorra avrebbero consigliato agli abitanti del quartiere. Un’imposizione subito smentita da più parti, sulla quale stanno indagando i magistrati e la Dia. Un coprifuoco atipico che è preferibile passi sotto silenzio, per non attirare l’attenzione dei media e della stampa. Tanto meno di un’intera nazione abituata a relegare i problemi di Camorra e mafia alla zona di Napoli e dintorni, ghettizzando una popolazione che lotta ed è preda delle faide ogni giorno dell’anno.

La ripresa degli scontri, dopo il bagno di sangue del 2004, ha il sapore della ridefinizione dei poteri e dei confini del territorio. E questo coprifuoco, consigliato silenziosamente, serve a non trasformare in bersagli delle vittime innocenti. Occupy Scampia però non raccoglie il consenso di tutti, in particolare di chi vive sulla propria pelle la difficoltà di vivere a contatto con il Sistema. C’è chi non ci sta a finire relegato nel solito recinto dell’omertà e del luogo comune. Occupare simbolicamente uno spazio servirà a destare l’interesse solo per un giorno, ma chi percorre quelle strade quotidianamente, e si spende con coraggio per non allinearsi alla frustrazione della paura, invita alla discussione e al confronto quotidiano.

Sono tante le associazioni che nel silenzio mediatico, e nel disinteresse nazionale, lavorano fianco a fianco con i più giovani per strapparli al fascino della camorra e spingerli verso un futuro diverso. Perchè la camorra si ciba proprio di questo: buio e silenzio, che genera paura e frustrazione di una via obbligata. Per questo su Facebook è nato l’evento #Occupyscampia vediamoci e discutiamo, organizzato da chi ci vive a Scampia e non parla di coprifuoco ma di atteggiamento quotidiano. Ovvero non c’è bisogno di ascoltare le parole di un clan, ma il proprio istinto che spinge a non affrontare un uscita dopo le 22.

L’opportunità di “Occupy Scampia” non si deve limitare a un passaggio televisivo rapido, tra le notizie di cronaca, ma può diventare una piazza di confronto informativo. Un discorso da portare avanti nel tempo, per non abbandonare un quartiere che in realtà è lo specchio dell’egemonia della camorra su tutto lo stivale. Lo stesso tipo di filosofia del progetto creato dal gruppo musicale napoletano ‘A67 insieme all’Associazione (R)esistenza e il CSV (Centro di Servizio per il Volontariato di Napoli), per raccontare il quartiere Scampia e la sua voglia di resistere. Si chiama Scampia Trip ed è un percorso collettivo di parole e racconti contro il silenzio del luogo comune e la violenza del silenzio.

Se vivere a Scampia comporta regole implicite di sopravvivenza, e se il coprifuoco non è imposto ma silente, da anni associazioni e cittadini comuni lavorano per il riscatto degli spazi. Ogni giorno, ogni settimana, ogni mese: organizzando incontri, iniziative, laboratori con bambini e ragazzi, incontri culturali che coinvolgano anche la vasta comunità di migranti. Non a caso l’associazione Mammut, la più attiva nel quartiere, organizza ogni anno il Carnevale del Gridas che si terrà domenica 19 febbraio 2012. Un evento simbolico molto importante che non piega la testa davanti alla sudditanza delle regole implicite, ma riversa nelle strade tutta la popolazione che per un giorno si riprende la città. Partecipare alla festa di Napoli potrebbe essere un’occasione importante per conoscere e incontrare.

«Usciamo dalla dicotomia coprifuocosì/coprifuocono. Scampia non è solo questo. Scampia sono i cittadini onesti che ci vivono, Scampia è il Centro Hurtado, Punta Corsara, i ragazzi del Don Guanella, è il Mammut, sono le Coop Sociali. Scampia è il quartiere tutto che si riprende i propri spazi di cittadinanza»

L’appuntamento per Occupy Scampia è domani 3 febbraio alle 18 in Piazza Giovanni Paolo II a Napoli.

Fonte: Repubblica, Caserta News, Valigia Blu