Stanno aumentando notevolmente in molti paesi occidentali i parti cesarei, ma in particolar modo in Italia. Il numero di parti programmati da noi infatti supera anche la soglia consigliata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che prevede un tetto massimo del 20% che si raccomanda vivamente di non superare. Il parto non naturale dovrebbe essere effettuato quando la gravidanza presenta problematiche particolari, che potrebbero compromettere la salute della mamma e del bambino, e dovrebbe rappresentare un’eccezione. Ma sembra che ultimamente l’eccezione sia il parto vaginale.

In Italia i dati che si riferiscono a questa situazione variano in base alle zone, e vanno da un minimo del 20% a Bolzano, ad un massimo del 60% in Campania. Le motivazioni di solito sono legate all’assistenza. Anche se per un parto cesareo i rischi di vita per la mamma sono tre volte superiori a quelli di un parto naturale, nella maggior parte delle strutture sanitarie lo si preferisce perché richiede meno impegno da parte del personale medico. Soltanto pochi ospedali infatti garantiscono la presenza dell’anestesista 24 ore su 24 per procedere all’epidurale.

A questo si aggiunge anche una scarsa informazione esoprattutto poca preparazione in merito, che istintivamente spinge le donne a chiedere il taglio cesareo per paura di affrontare il parto naturale.

A tale proposito l’Istituto Superiore della Sanità ha pubblicato sul proprio sito alcune linee guida da rispettare per permettere un calo dei parti programmati. In particolare, l’Iss raccomanda di curare la comunicazione tra gestanti e personale medico sulle modalità del parto, per ridurre le ansie e permettere un approccio più consapevole.

Tra l’altro sembra anche che questa modalità di parto costi allo Stato quasi il doppio di un parto naturale. In Germania, in perfetto stile tedesco, si è già pensato a come risolvere il problema in maniera un po’ più drastica. La cancelliera Angela Merkel, infatti, ha intimato alle donne che lo preferiscono al parto naturale di pagare a spese loro il prezzo dell’intervento.