Il parto cesareo sembra essere diventata la modalità privilegiata attraverso cui far nascere un bambino, almeno in Italia.

Una recente indagine statistica ha avvalorato ciò che da tempo sembrava già una certezza: il parto cesareo è sin troppo praticato e, spesso, avviene in strutture poco adatte che non sempre riescono a garantire la salute e la sicurezza di mamma e neonato.

Sono stati presi a campione 334 punti nascita in 17 regioni italiane. I risultati sono sorprendenti e dovrebbero far riflettere. In media, in Italia, si praticano 90 cesarei al mese. La media dei parti cesarei è molto più alta nelle strutture private, dove il 50,5% dei parti non è naturale, mentre nei nosocomi pubblici il parto con taglio cesareo tocca il 36%.

Ciò che fa maggiormente riflettere è, tuttavia, un altro dato: i cesarei vengono praticati nel 72% dei casi in strutture non idonee, prive cioè di terapia intensiva neonatale. Il dato è chiaramente allarmante. Studiando i casi del 2010 relativi a procedimenti penali dovuti a malasanità, è risultato che il 10% di tali procedimenti è motivato da decessi durante il parto e la gravidanza.

La Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario ha stimato che i casi di malasanità relativi a parti e gravidanze sono circa 500. Calabria, Sicilia, Lazio e Campania sono le regioni in cui i casi di morte della madre o del neonato sono maggiori.

Il Ministro della Salute Renato Balduzzi commenta i dati, affermando che è intollerabile che ancora vi sia un grandissimo uso del parto cesareo. Si passa dal 23% dei cesarei in Friuli al 62% della Campania. E, aggiunge il ministro, il parto cesareo non garantisce un miglioramento degli esiti clinici.

Nel corso del tempo si è fatto un uso sempre più frequente del parto cesareo, spesso richiesto espressamente dalle madri. Il parto cesareo, infatti, sarebbe più sicuro di quello naturale, ma questo atteggiamento spesso ha portato ad abusare dell’uso del cesareo stesso, sia da parte dei medici che da parte delle madri. Non è detto, però, che il parto non naturale sia più sicuro di quello naturale e che porti a minori complicazioni.

Il parto cesareo, ad esempio, è indispensabile e ha esito positivo se il feto è podalico o se è di grandi dimensioni. In questo caso, un parto cesareo riduce la mortalità neonatale. Se il bimbo è però cefalico, non sempre il cesareo è necessario. Sarebbe meglio evitare un’operazione chirurgica che, come ogni altra, porta a fastidi e complicazioni.

Il tasso di mortalità materna, ad esempio, è maggiore quando si parla di parto cesareo. Inoltre, dopo un cesareo è alto il rischio di malattie e infezioni contratte dalla madre, accompagnate dall’inevitabile assunzione di medicine e antibiotici.

Il bimbo che nasce con parto cesareo spesso è più fragile, ha maggiori problemi respiratori e a volte è costretto a passare almeno una settimana in reparto di terapia intensiva.

Il parto cesareo deve essere frutto della giusta e ponderata decisione del medico, che deve sensibilizzare e preparare la futura mamma a un passo simile. Allo stesso tempo, spesso è la gestante a richiedere il cesareo per motivi prevalentemente legati al dolore: in questo caso è bene evitare il parto non naturale e preferire, invece, una maggiore preparazione nel periodo prenatale, in modo tale da affrontare il parto naturale nel modo migliore.

Fonte: Partecipa Salute