Un anno di arresti domiciliari per talking a Pietro Pingitore, lo stalker di Michelle Hunziker, che ha patteggiato la pena. In effetti, lo scenario processuale si stava facendo difficoltoso per lui, anche per via dei precedenti: aveva infatti sequestrato e segregato una sua ex dipendente, affermando che voleva solo tenerla lontano dalla droga.

Emergono intanto particolari inquietanti sullo stalking operato su Michelle Hunziker e la figlia Aurora: Pingitore avrebbe insistito per vedere la piccola e, dati i messaggi che la Hunziker riceveva, i continui appostamenti nei differenti ambiti lavorativi della soubrette e quelli realitivi alla sua vita privata, c’era poco da stare tranquilli.

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Si è parlato al processo infatti di un un quadro indiziario grave, in cui mamma e figlia sarebbero state gettate in uno stato di continuo timore: a Pinitore, pertanto, è stato persino negato il diritto di uscire dai domiciliari per andare a lavorare, per via della recidività.

Accanto a fiori e generi alimentari, accanto ai messaggi in cui invitava la showgirl al ristorante o a prendere un tè, Pingitore avrebbe inviato anche messaggi con minacce di morte e contenuti osceni, in cui descriveva cosa le avrebbe fatto sessualmente, chiamandola con epiteti poco consoni a una signora. Ci si augura così che questo brutto capitolo della vita di Michelle Hunziker sia chiuso.