Collisioni 2012 è stata una kermesse e una poesia. Sarà per questo che Patti Smith ha voluto raccontare ai microfoni de La Stampa il suo primo incontro con la star di tutti i tempi, Bob Dylan, che in quel di Barolo, nelle Langhe, ha chiuso tre giorni fa il festival di letteratura e musica.

Sarà stata la poesia respirata in Piemonte, appunto, a far riaffiorare nella mente della sacerdotessa maudit del rock il ricordo di una spavalderia che ebbe quasi il sapore di sfida. Si tratta del primo incontro con Bob Dylan, l’eroe della sua giovinezza, quello la cui voce ha cambiato la sua vita quando ancora il nome Patti Smith non suscitava alcunché. Come dimenticalo?

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Accadde quasi quaranta anni fa, in un locale di New York che non esiste più: la ancora Patricia Lee Smith avrebbe suonato uno dei suoi primi concerti, assieme al neonato gruppo rock. E Dylan andò ad assistere, in incognito.

«Percepivo un’atmosfera particolare, una speciale elettricità nell’aria, e non sapevo spiegarmi perché. Finché, a fine serata, in camerino apparve lui, il mio eroe, bello, intelligente e sarcastico: “C’è qualche poeta, da queste parti?”, chiese. E io gli risposi: “Io odio i poeti”».

Ironia, non solo della sorte: l’incontro raccontato dalla regina del rock, con la stessa bocca con cui cantando Because the Night ogni volta fa tremare d’emozione il mondo, ha portato a un incontro ancor più interessante. Vent’anni dopo, infatti, alla poetessa che odia i poeti venne offerta una collaborazione da Bob Dylan in persona:

«Era il 1995, io non suonavo dal vivo da quindici anni e mi chiese di fare un tour con lui. Mio marito era appena morto, lui disse che tornare sul palco mi avrebbe aiutato a riconquistare le vecchie sicurezze. Tanto che mi offrì di duettare in una canzone, una delle sue. Scelsi “Dark Eyes”, un pezzo del 1985, bellissimo. E una sera, quando ci trovammo a cantare nello stesso microfono, mi accorsi di un dettaglio che non potrò mai dimenticare. Un filo di sudore mi scendeva dal naso e un filo uguale scendeva dal suo: guardai in basso, verso il microfono, vidi i nostri sudori che si mescolavano sul rivestimento del microfono, e pensai che la vita è proprio strana, e che se sei capace di attendere abbastanza a lungo tutto può accadere, anche che il tuo sudore si mescoli a quello di Bob Dylan, l’eroe della tua giovinezza, quello che imbracciando una chitarra elettrica ti ha cambiato la vita».

Che sia proprio lei a parlare fa letteralmente rabbrividire. Dylan ha percepito il genio quella sera – e un tocco di spavalderia, che se sei Patti Smith non guasta affatto – e non si è sbagliato. Ma come potrebbe sbagliare lui: lui che lo scorso maggio ha compiuto 71 anni e che ha scelto di regalare al pubblico di Collisioni 2012 a Barolo uno spettacolo per metà suonato dallo sgabello di un pianoforte a coda, per la prima volta, per motivi più legati all’età che alla poesia.

Come potrebbe sbagliare lui, che ha ripescato dal suo repertorio proprio Blowin’ In The Wind, riportandola sul palco in occasione degli ultimi live con una frequenza assolutamente apprezzata dal pubblico, per celebrarne il cinquantenario. L’inno all’idealismo pacifista Anni Sessanta, rispolverato adesso che i giovani provano la stessa disillusione nei confronti della politica che ha respirato lui, molti anni fa.

E come può sbagliare Bob Dylan. Lui che ha registrato sold out nel giro di pochissimi giorni dall’inizio della vendita dei biglietti per la kermesse langarola, attirando a Barolo, dicono, 60 mila persone. Lui, insieme agli altri poeti, tra cui appunto Patti Smith.