Dopo il successo di “Shaun of the Dead” (“L’alba dei morti dementi”) e “Hot Fuzz”, ritorna il duo britannico demenziale formato da Simon Pegg e Nick Frost con “Paul“, una spassosissima commedia sci-fi che è un continuo omaggio al mondo della fantascienza cinematografia. A dirigerli c’è Greg Mottola, regista statunitense che ha riscosso i favori della critica con l’irriverente “Superbad” (“Suxbad – Tre menti sopra il pelo”) e con la riuscitissima commedia drammatica “Adventureland”, interpretata da Kristen Stewart (la Bella Swan di “Twilight”) e Jesse Eisenberg, nomination nella categoria “Miglior attore protagonista” agli Oscar 2011 per “The Social Network”.

Il film, come dichiarato da Pegg e Frost, è una vera e propria lettera d’amore a Steven Spielberg, tanto da convincere il regista di E.T. – una delle citazioni dichiarate della pellicola – a fare una piccola apparizione nel ruolo di se stesso. E sono proprio i tantissimi omaggi, tra cui “Starman” di John Carpenter, che all’epoca fece guadagnare la nomination agli Academy Awards al protagonista Jeff Bridges, e “Alien”, con tanto di cameo di Sigourney Weaver nel ruolo del perfido “Big Guy”, a rendere “Paul” un godibilissimo road-movie in salsa extraterrestre adatto agli amanti del genere come agli appassionati di risate e sentimenti mai scontati.

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L’alieno Paul ha trascorso gli ultimi 60 anni in una base militare nel cuore degli Stati Uniti con la convinzione di essere un ospite fin quando, un bel giorno, si rende conto di essere un prigioniero. L’unica decisione da prendere è quella di scappare sul primo mezzo di trasporto che passa nei paraggi. Il caso vuole che sia proprio il camper di Graeme Willy (Pegg) e Clive Gollings (Frost), due nerd inglesi appassionati di fantascienza che, di ritorno dal Comic-con di San Diego, si ritrovano nella misteriosa Area 51. Inizia così la rocambolesca fuga dai federali, intenti a riportalo alla base, verso l’astronave che l’attende per riportarlo sul suo pianeta.

Ironico, sboccato e perfettamente consapevole degli stereotipi degli extraterrestri diffusi dal cinema mondiale (è proprio lui a dichiarare la paternità dell’agente Fox Mulder di “X Files” e a smentire le teorie sulle sonde corporee con una delle battute più esilaranti dell’intera pellicola), Paul è uno spettacolo di computer grafica con la voce di Elio (nella versione originale Seth Rogen, reduce dal recente “The Green Hornet” di Michel Gondry), per l’occasione in libera uscite dalle sue “storie tese”. Ed è anche in grado di far cambiare opinione a Ruth, la creazionista interpretata da Kristen Wiig che, nonostante le prime titubanze dei confronti dell’esistenza di questo piccolo essere, si ritrova catapultata nella fuga dall’agente speciale Lorenzo Zoil, Jason Bateman, e dai due pittoreschi quanto stralunati agenti dell’FBI Haggard e O’Reilly, Bill Hader e Joe Lo Truglio. Impossibile poi non citare Jane Lynch, la terribile coach Sue Sylvester di Glee, in un cameo tutto da ridere.

Non avrà di certo i toni dei predecessori del duo britannico, separati dal politicamente scorretto Edgar Wright alla regia, ma “Paul” non fa di certo rimpiangere i soldi del biglietto. Neanche il finale, a tratti capace di tirar fuori qualche lacrimuccia tra i più sensibili, riesce a far cadere di stile questa pellicola mai convenzionale e sempre divertente che senza dubbio ha la stoffa per trovarsi un posto di tutto rispetto tra i suoi “colleghi” più famosi.