La pausa caffè sul lavoro non rappresenta solo un bisogno impellente di caffeina, questo è risaputo, ma è anche un modo per concedersi qualche minuto di relax staccando la spina e riposando gli occhi, soprattutto se si deve stare chini sulla scrivania per tutta la giornata.

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Un diritto di tutti i lavoratori, quindi, almeno finora. Una sentenza del Tar di Trento, infatti, ribalta questa credenza affermando che la pausa caffè è indecorosa e poco professionale, soprattutto se avviene di primo mattino appena iniziato il turno di lavoro.

Con questa sentenza il Tar ha respinto il ricorso di un’agente di polizia, che ha voluto protestare contro un provvedimento disciplinare mosso a suo carico per aver abbandonato il posto di lavoro all’inizio del turno per qualche minuto (8 minuti in tutto, per essere precisi), al fine di recarsi al distributore automatico per prendere un caffè e dell’acqua.

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La sentenza parla chiaro e ribalta quanto affermato dalla Corte di Cassazione solo pochi mesi fa, quando è stata confermata la piena legittimità della pausa caffè al fine di recuperare le energie e favorire anche una maggiore produttività.

«Il ritiro di acqua e caffè dal distributore automatico non appare certo l’esercizio di un diritto costituzionalmente garantito ma solo un comportamento non conforme a canoni di diligenza e scrupolo professionale. Non sembra certo decoroso andare a prendere il caffè immediatamente all’inizio del turno, quando si presume che una persona abbia già fatto colazione.»

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Stop al “coffee break”, quindi, almeno all’inizio della giornata. Non mancheranno le proteste e, soprattutto, sarà guerra aperta tra gli amanti della caffeina e i colleghi fumatori, che invece sembrano mantenere il diritto ad assentarsi regolarmente per fumare una sigaretta. Il prossimo passo sarà l’attivazione di un badge per “monitorare” la durata e la quantità delle pause quotidiane, un’iniziativa già sperimentata tra i dipendenti del Comune di Firenze poco tempo fa.