Da tempo, e in diversi paesi, si discute sulla possibilità di aprire le adozioni anche alla coppie omosessuali.

In un recente sondaggio Istat la popolazione italiana, pur condividendo la possibilità delle unioni gay, si è dimostrata meno favorevole all’adozione di un figlio da parte di omosessuali.

Dello stesso avviso anche la SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale) che, in un intervento del suo presidente Giuseppe Di Mauro alla trasmissione di Klaus Davi su YouTube, ha dichiarato che i figli cresciuti da coppie omosessuali hanno maggiori possibilità di sviluppare malattie neurologiche e disagi psicologici rispetto ai bambini cresciuti da coppie eterosessuali.

Secondo il pediatra, questo è dovuto a due tipi di fattori diversi fra loro. In primo luogo si tratta di una difficoltà che il bambino può riscontrare nel riconoscere la sua identità sessuale. I bambini sono portati a seguire e imitare ciò che fanno i genitori e essere allevati da due mamme o due papà potrebbe sfociare in un tentativo di imitazione che va a configgere con quella che è la loro vera identità.

In secondo luogo la durata media di un rapporto omosessuale è di circa 2/3 anni. La disgregazione della coppia, e quindi del nucleo famigliare, andrebbe così a sommarsi agli altri disagi, dati anche dal confronto con i coetanei, soprattutto in realtà piccole.