Pedro Almodovar torna al Festival di Cannes, in attesa della Palma d’Oro, che nonostante una serie di film di qualità, non ha mai visto. E in questo ritorno c’è una grande novità, “La piel que habito“, una pellicola di un genere inusuale, lo sci-fi, anche se inizialmente si è parlato di horror, così come supposto da “Gli abbracci spezzati”.

In “La piel que abito“, che significa letteralmente “La pelle in cui vivo”, Antonio Banderas è il protagonista, uno scienziato che basa i suoi studi su una totale ricostruzione della pelle. Ci sono delle storie precedenti nella letteratura e nella mitologia che fanno riferimento a come la scienza possa trasformare completamente un uomo, in senso fisico, per poi alterarne perfino l’identità. Almodovar ne ha fatto tesoro.

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Almodovar ha spiegato:

“La scienza può aiutarci molto o sprofondarci in un abisso. Non so quanto questo film sia fantascienza, visto che mentre giravamo ho letto di un laboratorio che lavora sulla creazione di una pelle artificiale. Sono esperimenti reali, e se parliamo di transgenesi la scienza ha già fatto molti passi in avanti. Tra i precedenti c’è Frankenstein, certo, ma anche Prometeo, il titano che rubò la luce agli dei per donarla agli uomini. In questo caso la luce è la transgenetica, che converte il personaggio di Antonio in un titano.”

Almodovar non si sente rappresentato da questo film psicotico, tratto dal romanzo Mygale di Thierry Jonquet, che sarà proiettato nelle sale italiane il 23 settembre, e per cui si è ispirato a “Occhi senza volto” di Georges Franju con Alida Valli e Pierre Brasseur. Però la storia se l’è fatta calzare come un guanto il regista spagnolo, tanto che non è escludibile che continui con questo stesso filone nei suoi lavori futuri.