La crisi economica può anche uccidere. È accaduto ieri a Gela, in Sicilia, dove una donna di 78 anni, Nunzia C., si è suicidata gettandosi dal balcone del suo palazzo dopo aver saputo che la sua pensione era stata decurtata di 200 euro. Un dramma della dignità, della paura della povertà che potrebbe accadere dovunque in Italia. Un Paese non solo in crisi, ma che vive la questione delle pensioni senza affrontarne il problema alla radice.

Una tragedia annunciata quella della pensionata di Gela, che diventa uno dei simboli di questa crisi economica e del malessere legato a delle pensioni che non sono sempre rappresentative di quanto si possa aver lavorato nella propria vita. La signora Nunzia aveva perso il marito un anno fa e già all’epoca c’erano stati dei problemi con l’INPS.

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Il marito della signora Nunzia era invalido al 100% e alla sua morte, com’è prassi in questi casi, fu sospesa per sei mesi l’erogazione della pensione e alla pensionata gelana furono riconosciuti solo 450 euro di reversibilità, che si andavano ad aggiungere alla pensione percepita da lei, solo 350 euro. Giunta a una cifra di 800 euro mensili, Nunzia però aveva ricevuto l’annuncio che questi soldi sarebbero scesi a 600 euro, gettandola in un grave stato di depressione.

Il figlio Bruno di 43 anni ha raccontato:

«Mia madre ha saputo ieri, da noi figli, che la sua pensione non era più di 800 euro ma di 600. E questa notizia l’ha letteralmente sconvolta. Non sapeva darsi pace perché la riteneva un’ingiustizia. Già dopo la morte di mio padre, invalido al 100% con diritto all’accompagnamento, l’INPS aveva sospeso la pensione per 6 mesi. Fu azzerata ogni indennità extra. Poi, effettuati i conteggi, venne assegnata a mia madre la pensione di reversibilità. Al minimo da lei riscosso, cioè ai suoi 350 euro di pensione sociale, si aggiungevano i 450 euro di quel che restava della pensione di papà. Ma tutto sommato le andava ancora bene. Il taglio improvviso e immotivato di 200 euro ha fatto scattare qualcosa di sconvolgente nella sua mente. Temeva di morire in povertà, specie ora che mio padre non c’era più. Si sentiva sola pur abitando con due mie sorelle nella stessa palazzina.»

Potrebbe accadere ancora? In un paese fondato sull’artigianato in cui tanti anziani prendono delle pensioni basse, a volte anche sotto i 500 euro, il timore c’è. La speranza di tanti è nel governo tecnico di Mario Monti e del ministro Elsa Fornero, affinché qualcosa cambi, ma forse le persone sono ormai deluse nel fatto che la politica trovi delle risposte ai loro annosi problemi, che neppure un governo tecnico può fare la differenza.

Fonte: La voce di Manduria.