Il sospetto è sorto ieri quando alcuni esponenti del Pdl, a eccezione della più cauta Stefania Prestigiacomo, hanno rilasciato delle dichiarazioni in favore dell’astensionismo al prossimo referendum del 12 e 13 giugno. Oggi la conferma arriva direttamente dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: il richiamo alle urne sarebbe inutile, fuorviante e demagogico.

L’occasione è un intervento alla trasmissione di Maurizio Belpietro, “La Telefonata”, dove il leader del Popolo della Libertà ha speso parole dure sull’appuntamento elettorale, tacciando il tutto come un’iniziativa quasi dannosa che, di certo, non minerà alla stabilità del governo.

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Secondo Berlusconi, i referendum non avrebbero ragione d’esistere perché si baserebbero sul nulla:

“Non daremo nessuna indicazione ai nostri sostenitori che avranno anzi libertà di scelta, anche se questi referendum nascono da iniziative demagogiche. Il quesito sull’acqua è del tutto fuorviante perché non è vero che la legge che si vuole abrogare voglia privatizzarla ma solo porre fine a sprechi. Le norme sulla localizzazione delle centrali sono state già abrogate e quindi si chiede ai cittadini di votare sul nulla”.

Si tratta, tuttavia, di una dichiarazione fuorviante, perché le norme che il Premier dice di aver abrogato in realtà non eliminano né il problema della privatizzazione dell’acqua né quello delle centrali nucleari, rimandate invece di un anno a causa dell’incidente di Fukushima, almeno secondo quanto affermato dalle motivazioni ufficiali ribadite ieri sera da Daniela Santanché ad Annozero. La versione ufficiosa, invece, sembrerebbe indicare una paura del Pdl per il raggiungimento del quorum, che potrebbe avere effetti nefasti sulla legge del “legittimo impedimento“, norma che tocca esclusivamente Berlusconi stesso e i suoi ministri. Due giorni fa il consigliere regionale lombardo del Pdl Mauro Parolini aveva indirettamente confermato questa ipotesi, sostenendo il “non voto” ai microfoni del TGR Lombardia.

Il dubbio emerge da una semplice constatazione: gli elettori che fossero in linea con le decisioni del governo, potrebbero recarsi alle urne e votare legittimamente “no”. Ma un voto contrario, tuttavia, contribuirebbe al raggiungimento del quorum, evento questo forse non gradito dalla maggioranza.