Nei cefalgici che abusano dei farmaci per alleviare il mal di testa si alternano i sistemi di controllo del dolore, tanto che invece di contrastare i sintomi, sarebbero invece la causa di un aumento degli stessi. Gli studiosi hanno capito il perché, grazie a una particolare risonanza magnetica denominata SPM8.

Questo tipo di esame consente di vedere gli effetti dell’abuso di quei farmaci che procurano, nei soggetti cefalgici, la cosiddetta cefalea da abuso farmacologico. È stato scoperto appunto che i {#farmaci} perdono la loro efficacia se assunti in maniera eccessiva, avviando così un circolo vizioso che alimenta il mal di testa. È quasi un paradosso, ma i risultati ottenuti parlano chiaro.

Lo studio è stato condotto dall’Anircef in collaborazione con l’Università di Memphis, è durato due anni e le conclusioni cliniche sono state confermate anche da un’altra ricerca condotta presso il Policlinico Universitario di Modena.

A quanto pare, l’eccessiva somministrazione di antidolorifici causa un’alterazione della funzionalità delle cellule nervose, che torna alla normalità dopo circa sei mesi, quando si smette l’assunzione. La cefalea da abuso farmacologico dipenderebbe da specifici farmaci, ovvero oppiacei, benzodiazepine e barbiturici.

Spiegano gli esperti:

«Forse all’abuso contribuisce anche un fattore psicologico. Spesso questi pazienti si rendono conto di prendere troppi farmaci, ma non sanno farne a meno: è allora utile associare ai trattamenti di detossificazione controllata e di profilassi, anche quelli psico-comportamentali».

Nei soggetti cefalgici è pertanto necessario evitare il più possibile di assumere tali antidolorifici, e puntare su un uso moderato dei nuovi fan o sull’associazione di alcune sostanze previa consultazione del medico.

Fonte: Il Corriere.