Perdere il lavoro è un avvenimento traumatico sia a livello psicologico che fisico. Sembra infatti che uno dei rischi correlati alla disoccupazione, soprattutto durante il primo anno, sia quello di avere un attacco cardiaco.

Se da un punto di vista psicologico è abbastanza intuitivo che perdere il lavoro, soprattutto quando non si è più giovani, ma neanche tanto vecchi da andare in pensione, porti a effetti quali depressione, scoraggiamento, solitudine e malumore, ora sembra dimostrato che anche la salute del cuore può risultare compromessa e nei casi più gravi portare all’infarto.

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Una ricerca svolta da due professori della Duke University, Matthew Dupre e Linda George, ha messo infatti in evidenza una correlazione tra la condizione di disoccupazione e le patologie più o meno gravi a carico dell’apparato cardiaco. Lo studio ha coinvolto 13.451 persone di ambo i sessi e di età compresa tra i 51 e i 75 anni.

I risultati dello studio, pubblicati su Archives of Internal Medicine, hanno dimostrato che tra le persone disoccupate vi è un rischio di attacco cardiaco maggiore del 35% rispetto a quelle occupate. Se poi si tratta della prima volta in cui si perde il lavoro il rischio aumenta del 22% mentre se questa condizione si ripete più volte nell’arco della vita si arriva fino al 63% di rischio di infarto in più rispetto a chi ha mantenuto sempre la propria occupazione.

Tutti gli altri parametri invece, come l’età, il sesso, lo stato civile, il livello di istruzione o il tipo di attività non hanno evidenziato alcun influsso sulla probabilità di essere soggetti a un attacco cardiaco. La disoccupazione quindi non è solo una piaga sociale da un punto di vista economico ma anche fisico, con tutte le conseguenze che ne derivano.

Chi perde il lavoro infatti troppo spesso non riesce più a reinserirsi nel mercato e le preoccupazioni finanziarie e sul proprio futuro e quello della propria famiglia a volte rendono la quotidianità molto dura da sopportare.

Questo oltre a provocare un disagio psicologico si riversa su quello che è l’apparato più delicato ma anche vitale del nostro organismo: il cuore, ed ecco che il rischio infarto diventa una realtà.

Fonte: La Stampa