Negli anni ’70 Paul Simon scriveva una delle più belle canzoni dedicate all’amicizia e all’amore, nella quale si paragonava a un ponte sopra acque agitate che avrebbe aiutato l’amica superare i momenti difficili.

“When times get rough | And friends just can’t be found | Like a bridge over troubled water | I will lay me down”

Ma quanti amici sono in grado di rimanerci vicino se stiamo affrontando un periodo difficile come una malattia o la perdita del lavoro? Capita spesso che quelli che venivano considerati amici, persone affidabili con le quali si sono condivisi avvenimenti importanti, momenti felici e meno felici, gioie e dolori, all’improvviso smettano di rispondere alle telefonate o inventino scuse patetiche per non uscire insieme.

Si tratta naturalmente di un comportamento sbagliato e probabilmente questi amici non erano tali, ma spesso il fenomeno è molto più complesso di quello che può apparire e soprattutto non sempre la colpa è di chi abbandona il campo.

Chi perde il lavoro non è un paria sociale, non è un cattiva persona e non va evitato, è chiaro. E spesso capita di avere intorno tante persone amiche in momenti difficili come una malattia o la morte di una persona cara. In quei momenti a volte sembra che gli amici facciano a gara per essere presenti e dare un sostegno.

Ma allora perché le cose cambiano quando una persona perde il {#lavoro}? In alcuni casi entra in gioco la paura. Spesso gli amici sono anche colleghi e scatta un meccanismo di difesa secondo il quale è meglio allontanarsi dal vortice per non venire risucchiati dal gorgo. Come se la perdita del lavoro fosse una malattia contagiosa che si trasmette per contatto.

Alle volte gli amici, per quanto vicini, possono spaventarsi all’idea di diventare un punto di sostegno nel momento del bisogno. Aiutare un amico nel momento del bisogno va bene, certo, ma quando può durare questo bisogno? In questi tempi di crisi l’attesa può essere lunga e l’incertezza può spaventare.

Può capitare inoltre che gli amici si sentano impotenti di fronte a questo problema, perché l’unico modo per aiutare sarebbe quello di trovare subito un nuovo e più gratificante lavoro, ma nella realtà ciò non è possibile e quindi scatta il senso di colpa e di impotenza.

Bisogna avere il coraggio di ammettere, tuttavia, che a volte è il comportamento stesso di chi si trova ad affrontare un momento di stress e di depressione come quello che accompagna la perdita del lavoro a respingere gli amici. Per mantenere queste amicizie importanti bisogna impegnarsi come se non di più di quanto non si faccia nella ricerca del nuovo lavoro.

È importante non rimanere fermi ad aspettare che gli amici vengano in aiuto, ma bisogna sforzarsi di essere propositivi e di cercare le occasioni di incontro. Per evitare futuri malintesi e incomprensioni si può chiarire facilmente che cosa ci sia aspetta dagli amici e che cosa non si vuole. Si può dire subito un no cortese ma fermo alla richiesta di prestiti, ad esempio, o a proposte di aiuto eccessivamente vincolanti.

Quando capita di passare del tempo insieme, è bene non monopolizzare la conversazione parlando esclusivamente sulla mancanza di lavoro mentre è sicuramente più produttivo e gratificante parlare delle proprie aspettative, di come ci si sta organizzando per ottenere incontri e colloqui, delle mille e più idee che si affastellano nella mente.

Perdere il lavoro è sicuramente un’esperienza traumatica e debilitante ma perdere un amico e rimanere solo nel momento del bisogno non aiuta a superare la situazione. Sforzarsi di mantenere la serenità necessaria per continuare a tenere in piedi solidi rapporti di amicizia aiuta anche a rimanere attivi, e a impegnarsi con più successo nella ricerca di un nuovo lavoro.

Fonte: Learnvest