È uscito da pochi giorni nelle nostre sale cinematografiche “Mine Vaganti“, del regista italo-turco Ferzan Ozpetek, ed è già un successo.

Secondo al botteghino dopo “Alice in Wonderland”, applauditissimo al Festival di Berlino, è stato già venduto in 13 paesi, tra i quali, Germania, Spagna, Brasile e Australia.

Ed effettivamente il discusso regista ha saputo donarci, con quest’ultima pellicola, uno spaccato della nostra società profondamente veritiero in merito a un tema che costituisce il file rouge del suo percorso professionale, l’omossessualità.

Tuttavia, questa volta, la trama si tinge di sfumature ben diverse, molto più colorite e leggere, e la delicatezza dell’argomento è magistralmente resa col tocco tipico di un certo tipo di commedia italiana: continui colpi di scena, gag che comunque non sfociano mai nella scurrilità e colonne sonore d’effetto, come “50 Mila” di Nina Zilli.

A far da incantevole cornice alle vicende narrate una splendida città barocca, Lecce, la cui meridionalità, nei suoi aspetti positivi e non, sembra travalicare i limiti da cartolina per ergersi ad altro protagonista del film.

I paesaggi lussureggianti e soleggiati, un ritmo di vita non concitatamente cadenzato, la tavola come momento d’incontro e dialogo, i profondi e intensi legami familiari, la difficoltà di vivere una situazione personale anomala in posti intrisi di pregiudizi e luoghi comuni, sono tutti elementi che, nel bene e nel male, connotano significativamente la realtà del Sud, amena sotto molti profili ma spesso più restia di altre alla novità e al cambiamento.

Risulta di grande impatto emotivo il contrasto tra la solarità delle ambientazioni e il buio che ha sempre celato le vere anime dei due giovani protagonisti, interpretati da Riccardo Scamarcio e Alessandro Preziosi, che, per amore di una famiglia intensamente unita, hanno rinviato per anni la rivelazione del segreto che portano dentro.